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La giornata più nera della "guerra dei dazi"! In un solo giorno, i "Magnifici 7" della tecnologia USA hanno perso quasi 800 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato

La giornata più nera della "guerra dei dazi"! In un solo giorno, i "Magnifici 7" della tecnologia USA hanno perso quasi 800 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato

华尔街见闻华尔街见闻2026/07/24 00:26
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Per:华尔街见闻

Il valore di mercato delle Mag 7 del mercato azionario statunitense è evaporato di 797 miliardi di dollari in un solo giorno, con un calo di quasi il 5%, segnando la maggiore perdita giornaliera dal "Tariff Storm" dell'aprile 2025. Il flusso di cassa libero di Alphabet è diventato negativo per la prima volta, mentre gli utili di Tesla hanno ampiamente deluso le aspettative, sollevando dubbi sulla narrativa dell'IA tra gli investitori. Nel frattempo, le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno spinto il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari e la probabilità di un rialzo dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve a luglio è salita al 38%. La combinazione di pressioni macro e micro ha creato una "tempesta perfetta" per i titoli tecnologici.

Le spese in conto capitale di Alphabet sono fuori controllo, i profitti di Tesla hanno deluso enormemente e, sommati all'aumento del prezzo del petrolio dovuto alle tensioni in Medio Oriente, la Mag 7 ha perso quasi 800 miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato in un solo giorno.

Giovedì 23 luglio, le “Sette Magnifiche” della tecnologia statunitense (Magnificent 7, Mag 7) hanno visto una perdita di valore di mercato per un totale di 797 miliardi di dollari in un solo giorno. L’indice Mag 7 è sceso del 4,8%, il calo giornaliero più marcato dal "Tariff Storm" dell’aprile 2025. L’S&P 500 è sceso dell’1,2% e il Nasdaq 100 dell’1,9%.

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La miccia: cash flow libero di Alphabet negativo per la prima volta, i profitti di Tesla vanno a picco

La causa diretta di questo crollo è stata la pubblicazione, dopo la chiusura del mercato del 23 luglio, dei risultati finanziari di Alphabet e Tesla.

Alphabet: Nel secondo trimestre il segmento cloud ha registrato una crescita vigorosa e l'utile netto ha superato le aspettative del 216%, ma la cifra relativa agli investimenti in conto capitale ha fatto rimanere senza fiato gli investitori: 45 miliardi di dollari in un solo trimestre, con il tetto annuale rivisto a 205 miliardi. Ancora più importante, questa spesa ha reso il cash flow libero di Alphabet negativo per la prima volta dalla quotazione.

Jason Lemire, CIO di Bold Wealth Partners, afferma: "Questo dimostra che ora il rischio di questo titolo è molto maggiore rispetto al passato, quando era una vera macchina per generare cassa."

È importante notare che il passaggio a un cash flow negativo per Alphabet è avvenuto in un contesto in cui anche il cash flow operativo è risultato inferiore alle attese: anche con un utile netto superiore alle previsioni non è riuscito a “tappare” il buco delle spese in conto capitale. Inoltre, Alphabet ha riportato un inventario di 10 miliardi di dollari, segno della profonda trasformazione da semplice società di ricerca e pubblicità.

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Tesla: I ricavi hanno superato le previsioni, ma i margini di profitto e l'utile per azione sono risultati ben al di sotto delle attese degli analisti. Il CEO Elon Musk ha dichiarato agli investitori che Tesla "dovrebbe spendere il capitale il più rapidamente possibile, purché non si sprechi eccessivamente", aggiungendo che il 2026 sarà “l’anno delle grandi spese in conto capitale”.

Risultato: le azioni di Tesla sono crollate del 15% in un solo giorno, il peggior calo dal marzo 2025; Alphabet è scesa del 7,1%, il peggior calo dal maggio 2025.

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Le sette “giganti” tutte in rosso, Apple è l’eccezione

Tutti e sette i titoli membri della Mag 7 hanno chiuso in ribasso, ma con entità differenti:

  • Tesla: -15%
  • Alphabet: -7,1%
  • Amazon: -4,6%
  • Meta: -3,4%
  • Microsoft: -2,2%
  • Apple: la perdita minore

Apple è l’eccezione in questa ondata ribassista. L’azienda è di fatto rimasta ai margini della corsa agli investimenti in AI, evitando una massiccia spesa in conto capitale, e gli investitori stanno premiando questa “moderazione”: il titolo Apple è già salito dell’11% questo mese e del 18% da inizio anno.

Le trimestrali di Microsoft, Amazon e Meta verranno pubblicate la prossima settimana: il mercato è già in allerta per possibili reazioni simili da parte degli investitori.

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I titoli dei chip hanno resistito meglio, con il Philadelphia Semiconductor Index in calo solo dello 0,5% e ancora in crescita del 70% da inizio anno.

Jonathan Krinsky di BTIG ha ribattezzato questo momento come era degli “Hypershrinkers” (super riduttori). Sottolinea che storicamente, quando la Mag 7 perde più del 3% in un giorno, il Philadelphia Semiconductor Index non ha mai registrato performance positive: questa volta, però, non si è mosso quasi per nulla.

Quanto durerà questa divergenza? Il mercato osserva con attenzione.

Narrativa ribaltata: i soldi per l’AI sono stati spesi, dove sono i ritorni?

Sul fondo di questa svendita si fa sempre più pressante un quesito: tutti questi soldi, sono davvero ben spesi?

Ken Mahoney, CEO di Mahoney Asset Management, afferma: “La vera questione è l’entità della spesa in corso. Nessuno sa quale sia il ritorno sugli investimenti.”

Aggiunge che il contesto macroeconomico, incluso l’aumento del prezzo del petrolio dovuto alle escalation in Iran, sta mettendo ulteriore pressione su questi titoli: “È una tempesta perfetta.”

Negli ultimi tre anni, Wall Street ha accolto quasi incondizionatamente i pesanti investimenti nell’AI: ogni nuovo piano di spesa in conto capitale faceva impennare i titoli. Ora però la logica si è invertita: se i grandi investimenti non si traducono in ritorni tangibili, il mercato castiga i prezzi delle azioni.

Lemire osserva: “Queste aziende una volta avevano i bilanci più sani della storia societaria americana, ora sono società a forte intensità di capitale e il ritorno sugli investimenti è diventato una questione seria. È un cambiamento radicale nella percezione degli investitori – e senza considerare la scarsa trasparenza sulle loro future obbligazioni di debito.”

Dai dati emerge che l’indice Mag 7 ha perso l’11% dal suo picco di fine maggio, bruciando una capitalizzazione di mercato di 2.000 miliardi di dollari.

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Pressioni macro: aumentano le aspettative su petrolio e tassi di interesse

Il mercato ha dovuto affrontare nello stesso giorno anche altri shock di tipo macroeconomico.

I ribelli Houthi sostenuti dall’Iran hanno rivendicato l’attacco contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, spingendo il Brent oltre i 100 dollari al barile per la prima volta in due mesi. Allo stesso tempo, le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a salire: il Comando Centrale USA afferma di aver colpito l’Iran per la dodicesima notte consecutiva e Trump ha minacciato sui social che, se i ribelli Houthi continueranno ad attaccare le navi, imporrà “significative sanzioni militari” all’Iran.

Il presidente di Rapidan Energy Group, Bob McNally, commenta: “La seconda ondata di conflitti militari avrà un impatto più ampio della prima, con rischi importanti sia per la navigazione che per le infrastrutture energetiche.”

L’aumento del prezzo del petrolio si trasmette direttamente alle aspettative di inflazione. Le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed alla prossima riunione FOMC sono salite al 38%; il rendimento del Treasury a 2 anni è aumentato di 6 punti base in un giorno, mentre il tasso reale a 30 anni si avvicina al 3%, il livello più alto dal 2008.

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Mahoney conclude: “Il contesto macro, comprese le tensioni in Iran che spingono i prezzi del petrolio verso l’alto, sta esercitando ulteriore pressione su questi titoli.”

Rob Haworth, senior investment strategist di US Bank Wealth Management, aggiunge: “Se i prezzi del petrolio rimarranno tra 90 e 120 dollari fino a fine estate, è allora che potremmo davvero vedere un impatto importante sulla spesa dei consumatori, con i salari che non riescono affatto a tenere il passo.”

Struttura di mercato sotto stress, volatilità destinata a salire

Da un punto di vista strutturale, le conseguenze di questo ribasso potrebbero non essere ancora finite.

L’S&P 500 ha rotto la media mobile a 50 giorni (7462 punti), così come il Nasdaq. Secondo l’analisi di SpotGamma, l’S&P 500 è sceso sotto il livello pivot di rischio di 7480; l’attuale lieve sostegno del Gamma positivo potrebbe tamponare il calo iniziale, ma se dovessero intensificarsi gli acquisti di opzioni put ribassiste, i dealer potrebbero entrare in una zona a Gamma negativo, aprendo la strada verso i 7300 punti.

Charlie McElligott di Nomura Securities avverte che i CTA (fondi trend-following) stanno realmente riducendo la leva e il livello di "flip to short" è ormai vicino. Segnala inoltre che la stagionalità del VIX sta per “decollare” in agosto, periodo di scarsa liquidità e bassa tolleranza al rischio.

Anche bitcoin non è rimasto indenne, scendendo sotto i 65.000 dollari, nonostante afflussi settimanali sugli ETF superiori a 1 miliardo di dollari. L’oro resta sotto pressione a causa della forza del dollaro.

Il trading desk di Goldman Sachs ha elencato alcuni livelli psicologici chiave da monitorare: la media mobile a 50 giorni dell’S&P 500 (7462 punti), il rendimento del Treasury a 10 anni al 4,7%, il WTI a 90 dollari e la soglia del VIX a 20.

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