La teoria della "fine del SaaS" è stata confutata? Autodesk (ADSK.US) e Intuit (INTU.US) guidano il rialzo controcorrente, mentre Wall Street rivaluta la narrazione secondo cui l'AI sta inglobando il software.
Questa settimana, Autodesk e Intuit sono destinate a registrare il più forte aumento settimanale degli ultimi mesi, rafforzandosi controcorrente nel contesto di difficoltà generale del settore tecnologico, trasmettendo un segnale di rinnovato ottimismo del mercato sulle prospettive di crescita del settore SaaS (Software as a Service).
Secondo quanto riportato da Finance Intelligente APP, mentre la guerra in Iran intensifica la volatilità sui mercati finanziari globali, con l’aumento dei prezzi del petrolio e l’incertezza geopolitica in costante fermento, due aziende di software enterprise si sono distinte per un’andamento indipendente dal quadro generale.
Questa settimana, Autodesk (ADSK.US) e Intuit (INTU.US) sono sulla buona strada per registrare la migliore performance settimanale degli ultimi mesi, andando in controtendenza rispetto alle pressioni del settore tecnologico e segnalando un rinnovato ottimismo sulle prospettive di crescita del settore SaaS (Software as a Service). Al termine delle contrattazioni di giovedì, Autodesk ha guadagnato circa il 10% da inizio settimana, mentre Intuit circa l’8%, piazzandosi entrambe tra le prime dieci per crescita nel Nasdaq 100. Nello stesso periodo, il Nasdaq 100 ETF-Invesco QQQ Trust (QQQ.US), che replica l'indice, ha invece segnato un leggero calo dello 0,3%.
Questo netto contrasto ha riportato l’attenzione su una delle tematiche centrali che da febbraio di quest’anno scuote costantemente Wall Street: il cosiddetto “Doomsday del SaaS” — ossia che l’Intelligenza Artificiale (AI) sconvolgerà radicalmente il modello di business del software enterprise — è solo un’esagerazione allarmistica, oppure una trasformazione strutturale in corso?
L’evoluzione della narrativa di mercato: dal panico su “SaaS Doomsday” alla ripresa selettiva
Nel febbraio 2026, Anthropic annunciò nuove funzionalità per la modalità Cowork di Claude, in grado di accelerare le revisioni contrattuali dei team legali interni alle aziende, la classificazione delle NDA e i flussi di compliance. Basta una breve presentazione di poche righe a scatenare una svendita generalizzata sul comparto software, con il panico che si è protratto da fine febbraio fino a marzo e aprile, bruciando decine di miliardi di capitalizzazione di mercato.
Il timore degli investitori era che gli agenti AI avrebbero ridotto la forza lavoro nelle aziende, compromettendo così il modello di abbonamento SaaS calcolato “per postazione”; il “programming by vibe” consente inoltre alle imprese di creare strumenti interni tramite linguaggio naturale, minando ulteriormente la value proposition dei software verticali. Di conseguenza, ad inizio anno le quotazioni delle azioni software hanno segnato forti ribassi: Salesforce (CRM.US), Adobe (ADBE.US), Intuit, ServiceNow (NOW.US) e altri player primari hanno visto il titolo scendere del 25-30% nell’arco di poche settimane.
Tuttavia, nella seconda metà dell’anno la narrazione si è ribaltata. I titoli della cybersecurity, tra cui Okta (OKTA.US) e Palo Alto Networks (PANW.US), sono rimbalzati raggiungendo nuovi massimi, mentre Salesforce da giugno ha recuperato circa il 50% dai minimi. Il catalizzatore principale della reazione è stato il report del Q2 FY2027 pubblicato da Salesforce il 26 agosto: l’azienda ha reso noto Contratti Rimanenti da Adempiere (cRPO) per 33,5 miliardi di dollari, +14% anno su anno, e ricavi ricorrenti annuali di Agentforce sopra 1,5 miliardi, +240% anno su anno.
Dopo la pubblicazione della trimestrale, il titolo Salesforce è balzato di oltre il 22% in una sola seduta, segnando il massimo incremento giornaliero da sei anni. L’analista di KeyBanc Jackson Ader ha riassunto: “Ci stiamo rendendo conto che il settore sarà più resiliente di quanto ci aspettassimo”. Brent Thill di Jefferies ha scritto in un report che stiamo assistendo alla “rivincita dei geek del software”, ritenendo largamente sopravvalutata la minaccia di un rimpiazzo determinato dall’AI.
Autodesk: una maxi-operazione che ridefinisce le valutazioni del settore
Il driver chiave di questa ondata rialzista per Autodesk deriva da una importante operazione di M&A nel comparto. Il 5 ottobre, Schneider Electric SE (multinazionale industriale francese) ha annunciato l’acquisizione cash per circa 22,6 miliardi di dollari del fabbricante di software industriali PTC Inc., pari a 205 dollari per azione, con un premio del 42,3% rispetto al prezzo di chiusura precedente. L’enterprise value di PTC implicito nell’operazione è di circa 23,7 miliardi: si tratta della più grande acquisizione nella storia di Schneider Electric.
Il CEO di Schneider, Olivier Blum, ha dichiarato che i dati ingegneristici e di design di PTC rafforzeranno la capacità di deployare AI nelle operazioni industriali dei clienti. L’acquisizione, prevista per il Q3 2027, sarà finanziata tramite una combinazione di equity e nuovo debito, con sinergie stimate di 250 milioni di euro all’anno sui costi e 800 milioni di euro di sinergie sui ricavi a partire dal terzo anno.
Per Autodesk, la rilevanza dell’operazione risiede nell’effetto di benchmark sulle valutazioni di tutto il comparto software per l’ingegneria e l’industria. Il premio del 42,3% con cui PTC è stata acquistata impone al mercato di riconsiderare il range di valutazione ragionevole per aziende dalle caratteristiche simili. Autodesk, attiva nell’AECO (architettura-ingegneria-costruzioni) e nella digitalizzazione del manifatturiero, ha molte sovrapposizioni di business con PTC, il che rafforza il suo status di titolo “sottovalutato”.
Allo stesso tempo, i dati operativi forniscono ulteriore supporto alla narrativa. Nel report di agosto, Autodesk ha dichiarato ricavi Q2 in crescita del 16,1% a 2,05 miliardi di dollari, sopra le attese di 2,01 miliardi; EPS non-GAAP di 3,30 dollari, meglio dei 3,12 attesi. Il CFO Janesh Moorjani ha aumentato le stime sui billings FY2027 a 8,575-8,65 miliardi, la guidance sui ricavi a 8,295-8,345 miliardi e ha confermato il margine operativo non-GAAP intorno al 39%.
Sul fronte AI, Autodesk posiziona la “project intelligence” come elemento centrale. Il CEO Andrew Anagnost descrive il concetto come la continuità del flusso dati dal design alla costruzione/manifattura fino all’operatività. L’integrazione di MaintainX mira ad estendere questo modello, portando nel ciclo dati reali sulle performance degli asset che alimenteranno la “base dati” su cui addestrare AI. Inoltre, funzionalità AI avanzate della piattaforma Fusion raccolgono crescente interesse: crescita del numero di utenti, valore contrattuale annuo, ricavi e ordini con più postazioni di utilizzo.
Intuit: recupero delle valutazioni e segnali di fiducia dal management
Il rally di Intuit nasce da una fase di recupero del sentiment di mercato. A settembre, il management aveva dichiarato pubblicamente che il prezzo delle azioni era “nettamente disallineato” rispetto ai fondamentali della società. Successivamente, fondatore e il top management hanno annunciato la sospensione dei piani precedenti di vendita di azioni, segnalando così fiducia nelle prospettive future dell’azienda. Questo ha rappresentato un forte punto di riferimento per il mercato.
I risultati del Q4 pubblicati a fine agosto erano comunque molto positivi: ricavi per 4,35 miliardi di dollari, EPS rettificato 4,03 dollari — entrambi sopra le attese. Quello che ha penalizzato il titolo è stata però la guidance FY2027: il management prevede un rallentamento dell’aumento dei ricavi (9-10% contro il 14% dell’anno precedente), portando vendite e quotazione sotto pressione.
Nel periodo di compressione dei corsi, Intuit ha proseguito con un importante piano di ritorno del capitale agli azionisti. Alla fine dell’esercizio 2026, erano stati portati a termine buyback pluriennali per circa 31,07 milioni di azioni, pari a 14,72 miliardi di dollari, mentre il dividendo trimestrale è stato aumentato a 1,38 dollari per azione. Il management ha definito il FY2027 come “anno intenzionalmente impostato alla risintonizzazione sulla crescita clienti”, con focus sul consolidamento delle scommesse già vinte e la ricostruzione del trend di acquisizione nuovi clienti nei segmenti DIY tax e QuickBooks “entry level”.
Le sfide restano tuttavia rilevanti. La guidance per l’esercizio 2027 si attesta su ricavi fra 23,28 e 23,51 miliardi di dollari e EPS diluito tra 20,12 e 20,36 dollari, rispecchiando il rallentamento di TurboTax e strategie di prezzo più contenute. Restano inoltre in corso class action su AI e prospettive di Mailchimp, e tagli al personale per gestire le pressioni pricing su TurboTax, dettagli che aggiungono incertezza al percorso di trasformazione aziendale.
Il panico precede le prove. La smentita della “teoria della fine”?
Sebbene i rally di questa settimana di Autodesk e Intuit riflettano ragioni specifiche (operazioni di M&A, messaggi di fiducia dal management, valutazioni scontate), più che un trend del settore nel suo complesso, non è ancora possibile concludere che il SaaS sia “pronto alla riscossa”.
Tuttavia, molti analisti ritengono ormai che il mercato abbia reagito in modo eccessivo. Rebecca Wettemann, CEO della tech research company Valoir, ha indicato: “Il ‘Doomsday del SaaS’ non si è materializzato come si immaginava a Wall Street. Con l’adozione dell’AI che supera la fase sperimentale, i fornitori iniziano a segnalare clienti sempre più recettivi”.
Anche Shannon Kalvar, research director di IDC, ha dichiarato in precedenza: “Il Doomsday del SaaS è stato sopravvalutato, ma il concetto di ‘disintermediazione’ è corretto.”
In effetti, le performance delle due azioni software di questa settimana dimostrano che, nei momenti di più intensa paura di mercato, gli asset software di alta qualità — forti flussi di cassa, strategia AI chiara, valutazione molto scontata — continuano ad attrarre flussi di capitale in direzione opposta alla tendenza generale.
Gli analisti di Wall Street sono concordi: l’impatto dell’AI sul SaaS non sarà uniforme. Gartner, nel report di luglio, ha previsto che entro il 2030 agenti AI metteranno a rischio di “arbitraggio d’agente” spese fino a 234 miliardi di dollari di software enterprise, circa il 20% dell’intera spesa SaaS per le aziende. George Brocklehurst, VP research and advisory di Gartner, ha dichiarato: “Non si tratta di una fine, piuttosto di una trasformazione. Il SaaS non verrà distrutto, ma si evolverà in altre forme.”
Il team di Tal Liani, analista di Bank of America, aveva già alzato i target price di ServiceNow, Figma (FIG.US), Snowflake (SNOW.US) e di altri dieci titoli software, motivando con “l’espansione dei multipli e la diminuzione delle paure sulla disruption AI”.
Gli analisti segnalano però che, anche se la “teoria della fine” viene smentita, i cambiamenti per il SaaS saranno tutt’altro che lievi. Se gli agenti AI prenderanno parte delle attività oggi svolte dalle persone, le soluzioni software “headless” diventeranno lo standard: le interfacce utente verrebbero abbandonate, con gli agenti a interagire direttamente con i dati. Salesforce ha già annunciato ad aprile il passaggio alla modalità “headless”, Workday (WDAY.US) e SAP (SAP.US) stanno implementando la propria transizione.
Per le aziende che basano il pricing sul numero di utenti, questa evoluzione rappresenta un rischio chiaro per il modello di business. IDC prevede che entro il 2028 il 70% dei fornitori abbandonerà la tariffazione pura per postazione. Gartner stima che entro fine 2026 il 40% del SaaS enterprise includerà componenti tariffate in base ai risultati ottenuti.
Brian Mulberry, strategist di Zacks Investment Management, osserva: “Il vero test per il software arriverà nella seconda metà del 2027, quando una maggiore capacità nei data center potrebbe rendere il coding AI una minaccia concreta per la redditività delle software house.”
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