L'infrastruttura AI potrebbe "bruciare" fino a 5,5 trilioni di dollari; J.P. Morgan: il mercato obbligazionario è in grado di assorbire l'ondata di emissioni di debito e i giganti tecnologici possono ancora aumentare la leva finanziaria
Con i giganti della tecnologia che emettono obbligazioni per costruire centri dati AI, il mercato inizia a temere che il mercato obbligazionario statunitense investment grade possa non essere in grado di assorbire l'offerta di debito in costante aumento.
Secondo quanto riportato da Zhitong Finance APP, mentre i giganti tecnologici stanno inaugurando una nuova ondata di emissioni obbligazionarie per la costruzione di data center per l’AI, il mercato comincia a domandarsi se quello delle obbligazioni investment grade statunitensi sia in grado di assorbire un’offerta di debito in costante crescita. Tuttavia, Stephanie Aliaga, strategist dei mercati globali presso J.P. Morgan Asset Management, ritiene che i grandi cloud provider mantengano attualmente un livello di leva finanziaria ancora basso, mentre la solida domanda di potenza di calcolo AI sostiene i flussi di cassa futuri, consentendo quindi al mercato obbligazionario di assorbire pienamente le nuove emissioni. J.P. Morgan stima che i sei maggiori hyperscaler potrebbero aumentare il debito di altri circa 1,5 mila miliardi di dollari senza che ciò comporti una pressione significativa sulla loro situazione finanziaria.
Al momento, le obbligazioni dei sei principali hyperscaler rappresentano già circa il 5% dell’indice USA di obbligazioni investment grade, una quota raddoppiata rispetto a due anni fa. Con l’espansione continua degli investimenti nelle infrastrutture AI, il peso di questi colossi tech sul mercato globale delle obbligazioni sta crescendo rapidamente.
Aliaga ha dichiarato martedì durante un’intervista: “Crediamo che continueranno a emettere obbligazioni.”
La quota delle obbligazioni delle sei big dell’AI raddoppiata in due anni; spazio per altri 1,5 trilioni di dollari di indebitamento
La costruzione di data center AI richiede enormi investimenti di capitale, spingendo le aziende tecnologiche a raccogliere sempre di più finanziamenti a lungo termine attraverso il mercato obbligazionario. Attualmente, i sei principali hyperscaler rappresentano circa il 5% dell’indice USA delle obbligazioni investment grade, il doppio rispetto a due anni fa. Questo rapido aumento dell’offerta obbligazionaria ha fatto sorgere timori fra alcuni investitori che i tech possano esercitare una pressione crescente sul mercato investment grade.
Tuttavia, secondo J.P. Morgan Asset Management, questi colossi dispongono ancora di spazio sufficiente nei loro bilanci per crescere. Aliaga sottolinea che, rispetto all’intero mercato delle obbligazioni investment grade, il livello di leva dei sei principali hyperscaler è ancora significativamente più basso. Secondo le stime di J.P. Morgan, queste aziende possono aumentare senza difficoltà il debito di circa 1,5 mila miliardi di dollari rispetto ai livelli attuali.
La banca prevede che, con la prosecuzione degli investimenti nelle infrastrutture AI, le big tech continueranno a ricorrere al mercato obbligazionario per il finanziamento. Secondo Aliaga, il debito in sé non è necessariamente negativo. Per hyperscaler che costruiscono data center destinati a durare 5, 10 o più anni, il debito può essere un mezzo di finanziamento molto attraente.
Rendimenti dei Treasury USA ai massimi dal 2008, ondata di emissioni tech genera timori per scarsità di acquirenti
Le considerazioni di Aliaga arrivano in un momento in cui il mercato obbligazionario globale risente di una pressione evidente: a causa delle inquietudini sull’inflazione persistente negli Stati Uniti e delle attese di ulteriori rialzi da parte delle banche centrali, i rendimenti dei titoli governativi statunitensi sono infatti saliti ai massimi dal 2008. Allo stesso tempo, la corsa alla costruzione di infrastrutture AI sta spingendo i grandi gruppi tecnologici ad accelerare le emissioni di obbligazioni investment grade.
L’aumento congiunto dei fabbisogni di finanziamento governativi e tecnologici fa crescere il timore tra gli investitori che il mercato delle obbligazioni possa non disporre di un numero sufficiente di acquirenti per assorbire la nuova offerta.
Aliaga però ritiene che tale paura sia forse eccessiva. “Siamo convinti che il mercato sia pienamente in grado di assorbire queste nuove emissioni. Se c’è un effetto, semmai aiuterà il boom dell’AI a essere ancora più sostenibile.”
In altre parole, se il mercato obbligazionario potrà continuare a fornire canali di finanziamento a lungo termine e relativamente stabili alle big tech, la costruzione dei data center per l’AI non sarà più interamente vincolata ai flussi di cassa operativi delle aziende, prolungando così questa fase di intensive capital expenditure nell’AI.
Contratti per potenza di calcolo di Anthropic sopra i 175 miliardi di dollari; investimenti in infrastrutture AI in continua espansione
Oggi, la disponibilità di potenza di calcolo per l’AI resta una risorsa tra le più scarse nell’industria globale della tecnologia. A titolo di esempio, l’azienda di intelligenza artificiale Anthropic si è già impegnata in contratti per oltre 175 miliardi di dollari in servizi di cloud computing, dimostrando la vastità della domanda di infrastrutture computazionali da parte delle imprese AI.
Con le grandi tech, i laboratori AI e le società cloud che si contendono GPU, server, storage, reti e data center, l’intera catena del valore dell’AI vede una rapida crescita del fabbisogno di capitale.
Questa domanda di finanziamento non alimenta solo le emissioni obbligazionarie delle tech, ma si traduce anche in una competizione sempre più serrata con Governo USA ed emittenti sovrani per le risorse del mercato globale del reddito fisso.
E tuttavia, Aliaga sottolinea che la domanda di AI rappresenta anche un sostegno fondamentale per questi debiti.
Attualmente, i cash flow operativi dei grandi cloud provider riescono grossomodo a coprire le spese in conto capitale. Ma il dato più significativo è che il backlog dei contratti con clienti delle tre principali cloud company cresce a una velocità superiore rispetto al ritmo delle capex.
Aliaga considera questo un segnale positivo: significa che i massicci investimenti in infrastrutture AI stanno trovando sempre più sostegno nella domanda futura dei clienti, aumentando la probabilità di ritorni positivi su questi progetti.
Investimenti in infrastrutture AI potrebbero raggiungere 5,5 trilioni di dollari entro il 2030
J.P. Morgan prevede che da qui al 2030 gli investimenti globali in infrastrutture AI potrebbero arrivare all’impressionante cifra di 5,5 trilioni di dollari. Una domanda di capitale di queste dimensioni implica che anche i giganti tecnologici con ottime capacità di generare flussi di cassa non potranno sostenere tutti gli investimenti solo con risorse proprie.
Aliaga spiega che i flussi di cassa operativi dei grandi cloud provider saranno in grado di coprire solo una parte dei 5,5 trilioni di dollari di investimenti previsti; il ricorso a debito e capitali esterni sotto altre forme avrà quindi un ruolo sempre più centrale.
Oltre al tradizionale mercato obbligazionario, anche forme alternative come il credito privato potrebbero diventare una fonte rilevante di finanziamento per le infrastrutture AI. In altre parole, l’ondata di investimenti in AI potrebbe progressivamente spostarsi dal mercato azionario tecnologico verso obbligazioni e credito privato.
Per gli investitori, valutare il ciclo di capex nell’AI non significherà più soltanto stimare quanto le tech siano disposte a investire, ma anche verificare se i mercati globali dei capitali saranno in grado di offrire finanziamenti sufficienti a sostegno di questi progetti.
Le spese in conto capitale per l’AI tenderanno a rallentare: margini di profitto e flussi di cassa liberi destinati a migliorare
Secondo Aliaga, la fase attuale di elevati investimenti dei grandi cloud provider non durerà indefinitamente a questi ritmi sostenuti. Quando la costruzione delle infrastrutture per l’AI sarà completata, la crescita delle capex rallenterà. In quell’occasione, margini di profitto e pressioni sui cash flow liberi dei big tech potranno allentarsi.
Aliaga sostiene che il rallentamento della spesa in conto capitale “dovrebbe essere in grado di allentare la pressione su margini e flussi di cassa liberi”. Tuttavia, almeno nel futuro prossimo, la scarsità nell’offerta di potenza di calcolo AI resterà un problema difficile da eliminare completamente.
Di conseguenza, il vero nodo cruciale della prossima fase d’investimento nell’AI non sarà la domanda, ma chi saprà per primo risolvere il collo di bottiglia dell’offerta computazionale e quando queste nuove capacità produttive saranno effettivamente operative.
Aliaga puntualizza in particolare che la stretta sulle forniture di memoria rappresenta uno dei maggiori limiti attuali all’espansione delle infrastrutture AI. Per gli investitori, sarà fondamentale valutare quali aziende sapranno superare prima gli ostacoli sull’approvvigionamento di memorie e altri componenti chiave, portando così nuova potenza di calcolo AI sul mercato.
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