Analisi dell'oro: cosa è successo dopo i 4449 dollari, il mercato sta negoziando una logica macro più complessa
Notizie HuiTong, 14 agosto—— Venerdì 14 agosto, l’oro spot, dopo aver toccato il giorno precedente un massimo degli ultimi due mesi, è entrato in una fase di consolidamento in prossimità dei massimi; attualmente negozia intorno ai 4370 dollari/oncia, correggendo dai massimi di giovedì. L’indice del dollaro nello stesso periodo si attesta a circa 99.6, rimanendo sotto la soglia dei 100. Il dilemma centrale del mercato si è già spostato dal semplice premio di rischio geopolitico verso una nuova valutazione tra raffreddamento dell’inflazione, indebolimento del mercato del lavoro, prezzi elevati dell’energia e persistenza dei tassi di interesse a lunga scadenza.
Venerdì 14 agosto, l’oro spot ha iniziato a muoversi in alto consolidamento dopo aver toccato il giorno precedente un massimo biennale, scambiando ora attorno ai 4370 dollari/oncia e correggendosi dal massimo di giovedì; contemporaneamente, l’indice del dollaro rimane sui 99.6, ancora sotto i 100. Il cuore della questione per il mercato ora consiste in una nuova valutazione tra inflazione in raffreddamento, indebolimento del mercato del lavoro, prezzi dell’energia elevati e tassi d’interesse lunghe scadenza ancora elevati, e non più solo un sovrapprezzo legato ai rischi geopolitici.
La variabile più rilevante di questa settimana arriva dai dati sull’inflazione. A luglio, il Consumer Price Index (CPI) statunitense è aumentato dello 0,1% su base mensile, mentre l’aumento annuo è rallentato dal 3,5% di giugno al 3,4%; il Core CPI, che esclude energia e alimentari, è aumentato dello 0,2% su base mensile e del 2,5% annuo. Ciò significa che le precedenti preoccupazioni di reflazione innescate dall’energia non si sono per ora trasferite completamente ai prezzi core.
I dati dal settore della produzione rafforzano ulteriormente questa valutazione. Il Producer Price Index (PPI) per la domanda finale negli Stati Uniti a luglio è rimasto invariato, mentre a giugno era sceso dello 0,1%. I prezzi dei beni sono scesi dello 0,7%, quelli dell’energia del 3,1%, mentre i prezzi dei servizi sono aumentati dello 0,2%. Tuttavia, va notato che il PPI, esclusi alimentari, energia e servizi commerciali, è aumentato dello 0,4% mensile e del 4,7% su base annua. Di conseguenza, il significato più preciso di questi dati non è che la pressione inflazionistica sia sparita, ma che l’urgenza di un rialzo dei tassi a breve termine è diminuita.
Questa evoluzione si è trasmessa direttamente ai futures sui tassi d’interesse. Il CME FedWatch mostra che la probabilità di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre è scesa circa al 31%, suggerendo che il mercato prezza con probabilità intorno al 70% il mantenimento degli attuali tassi. L’oro ne trae quindi un importante supporto, perché il suo prezzo è più sensibile alla traiettoria futura dei tassi a margine che al livello assoluto dei tassi.
L’effetto raffreddamento dell’inflazione risulta ancor più impattante sull’oro in virtù del fatto che il mercato del lavoro non esercita ulteriori pressioni sulla Federal Reserve. A luglio i nonfarm payrolls statunitensi sono diminuiti di 23.000 unità, con il tasso di disoccupazione al 4,1%. Il calo occupazionale si è concentrato soprattutto nell’istruzione pubblica locale e nella vendita al dettaglio, mentre il settore sanitario è cresciuto.
Questi dati hanno modificato l’ordine di priorità nella funzione di politica monetaria. Se l’inflazione fosse molto al di sopra del target e il lavoro continuasse a rafforzarsi, la Federal Reserve sarebbe propensa a tollerare ulteriori inasprimenti delle condizioni finanziarie; ma se la crescita occupazionale rallenta sensibilmente mentre il core CPI scende, servono dati più forti per giustificare ancora dei rialzi.
Recentemente, all’interno della Federal Reserve sono emerse divergenze significative. Alcuni funzionari ritengono che la politica attuale sia già sufficientemente restrittiva e invitano ad attendere il trasferimento degli effetti degli shock energetici e degli aumenti dei prezzi precedenti; altri temono che le aspettative di inflazione restino troppo alte e sconsigliano di dichiarare compito assolto troppo presto. Il mercato non sta quindi prezzando un ciclo accomodante certo, ma piuttosto un ritardo nel calendario dei rialzi e un periodo osservazionale più lungo sulle politiche.
Il recente rialzo dell’oro non indica che si sia già instaurata una spinta a senso unico dall’ambiente macro. Un tratto strutturale importante del momento è che le aspettative sui tassi a breve sono un po’ più accomodanti, ma i costi di finanziamento a lunga scadenza restano elevati.
Il 14 agosto, il rendimento del Treasury USA a 2 anni era vicino al 4,14%, mentre quello a 10 anni resta sopra il 4,6%. Di recente, il rendimento d’asta del Treasury a 30 anni ha toccato il 5,216%, riflettendo rischi inflazionistici sul lungo termine, forte fabbisogno di finanziamento pubblico e margini temporali ancora elevati.
Ciò impatta sull’oro in due modi. Da un lato, i minori rendimenti a breve riducono il costo opportunità del possesso dell’oro, contribuendo al recente rialzo del prezzo; dall’altro, se i rendimenti reali a lungo termine restano alti, il tasso di sconto complessivo del sistema finanziario non scende in parallelo, e quindi l’espansione della valutazione dell’oro resta vincolata.
I prezzi dell’energia inaspriscono ulteriormente questo dilemma. Il Brent naviga sui 88 dollari/barile e questa settimana ha guadagnato quasi il 6%; le incertezze sullo stretto di Hormuz fanno risalire il premio di rischio energetico.
Prezzi energetici alti possono sia sostenere l’oro per via della domanda di asset rifugio, sia alimentare nuovamente le aspettative di inflazione e i rendimenti a lunga scadenza. Il fattore energia non è, dunque, un elemento monodirezionale per l’oro, ma agisce contemporaneamente sia sul premio rifugio che sui tassi reali.
Graficamente, su base daily, l’oro ha recuperato rapidamente dal minimo in area 3959, toccando poi i 4449, per ritracciare dopo aver segnato i massimi di due mesi. La mediana delle Bande di Bollinger si trova intorno a 4143, la banda superiore attorno a 4426; il prezzo si è nettamente allontanato dalla mediana e ha testato la banda superiore, poi la volatilità è rientrata.
Relativamente al MACD, il DIFF si attesta attorno a 68.84, il DEA attorno a 34.81, entrambi ancora sopra lo zero, segnale che la struttura di recupero di medio periodo rimane intatta; allo stesso tempo, dopo il rapido rialzo la velocità di ampliamento del corpo centrale comincia a rallentare, evidenziando che le spinte di breve termine e i prezzi stanno trovando un nuovo equilibrio.
Da sottolineare la conformazione delle Bande di Bollinger: la mediana si è progressivamente inclinata verso l’alto e la banda superiore si è aperta, mentre i prezzi sono rientrati dalla banda superiore. Tale assetto solitamente indica che il mercato ha abbandonato una precedente fase di bassa volatilità e sta entrando in un nuovo regime di alta volatilità.
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