Il 34% del traffico nello stretto di Mandeb è scomparso: quando anche il "Piano B" dell'Arabia Saudita, il porto di Yanbu, diventa un bersaglio
L'“Opzione B” dell’Arabia Saudita per aggirare lo Stretto di Hormuz sta incontrando nuove sfide.
Secondo l'Agenzia di stampa Xinhua, la società di servizi di mercato internazionale Kpler ha dichiarato il 22 sui social media che il volume di transito sia nello Stretto di Hormuz che in quello di Bab el-Mandeb è diminuito il giorno 21, riflettendo un crescente sentimento di avversione al rischio da parte delle aziende della navigazione internazionale sullo sfondo di una situazione di sicurezza regionale persistentemente tesa.
I dati mostrano che il numero di navi che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz il giorno 21 è diminuito del 31% rispetto al giorno precedente, scendendo a 9; mentre il numero di navi che hanno attraversato lo Stretto di Bab el-Mandeb è diminuito del 34%, scendendo a 29.
Secondo le notizie, lunedì le forze Houthi hanno trasmesso sia via radio che tramite lettere scritte, avvertendo tutte le imbarcazioni che hanno fatto scalo nei porti sauditi di non attraversare lo Stretto di Bab el-Mandeb, altrimenti potrebbero essere bersaglio di attacchi “in qualsiasi zona operativa delle forze armate yemenite”. Nel giro di meno di 72 ore, questa minaccia si è propagata rapidamente al mercato della navigazione: almeno quattro petroliere cariche di greggio saudita hanno cambiato rotta nel Mar Rosso martedì, segnalando che il settore sta adottando misure preventive per evitare rischi.
Ciò significa che, mentre la capacità di transito nello Stretto di Hormuz cala drasticamente, il porto di Yanbu – fulcro delle esportazioni di petrolio saudita verso l’Occidente – si trova ora esposto a nuovi rischi per la sicurezza. Il mercato teme che la catena di approvvigionamento energetico globale stia passando dai rischi di un solo stretto al nuovo scenario in cui sia Hormuz sia Bab el-Mandeb vengono contemporaneamente sottoposti a pressione.
L’avvertimento degli Houthi si propaga rapidamente, almeno 4 petroliere cambiano rotta
Lunedì, le forze Houthi hanno avviato due operazioni in parallelo: da un lato, hanno trasmesso via radio agli equipaggi delle navi nel Mar Rosso un messaggio con cui intimano alle navi che hanno fatto scalo nei porti sauditi di non attraversare lo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden; dall’altro, hanno inviato notifiche scritte alle compagnie di navigazione che servono i porti sauditi sul Mar Rosso, dichiarando che tali navi potrebbero essere prese di mira.
La reazione del mercato è stata più rapida del previsto. Secondo il Financial Times, citando fonti a conoscenza dei fatti, martedì almeno 4 petroliere cariche di greggio saudita hanno modificato la rotta nel Mar Rosso, di cui 3 avevano appena caricato il greggio al porto di Yanbu. Il numero è aumentato rispetto alle due navi precedentemente riportate, segnalando che le compagnie stanno rapidamente cambiando rotta per evitare i rischi.
Allo stesso tempo, l’attività marittima nello Stretto di Bab el-Mandeb è chiaramente rallentata. I dati mostrano che negli ultimi due settimane il volume di carico nello stretto è sceso del 34%.
Il porto di Yanbu sotto pressione, la “valvola di sicurezza” delle esportazioni saudite messa alla prova
Con la persistente interruzione nello Stretto di Hormuz, il ruolo del porto di Yanbu sta diventando sempre più cruciale.
Dal mese di aprile, l’Arabia Saudita ha continuato a utilizzare il proprio oleodotto Est-Ovest per trasportare il greggio dalla regione orientale fino alla costa del Mar Rosso, presso il porto di Yanbu, da cui viene esportato. Attualmente il volume medio giornaliero di esportazione è di circa 4,9 milioni di barili. Considerando che il numero medio di navi che attraversano lo Stretto di Hormuz al giorno è sceso da circa 110 prima della guerra a circa 12, il porto di Yanbu è di fatto diventato il principale hub per le esportazioni del greggio saudita verso il mercato globale.
Secondo i dati di Kpler, al momento è Yanbu a sostenere la quasi totalità della capacità di esportazione alternativa dell’Arabia Saudita. Il rapporto evidenzia che includere le navi che hanno fatto scalo nei porti sauditi fra i possibili obiettivi degli attacchi degli Houthi significa che questo canale chiave per le esportazioni di petrolio saudite rischia di essere interrotto.
Di fronte a minacce sempre più intense, alcune petroliere hanno già iniziato a disattivare il sistema AIS (Automatic Identification System) delle navi per ridurre il rischio di essere localizzate.
Secondo l’analista Michelle Wiese Bockmann della società d’intelligence marittima Windward, Iran e forze Houthi stanno mettendo in atto una “manovra a tenaglia” contro il trasporto mondiale di energia. Lo Stretto di Hormuz è già gravemente limitato, mentre la rotta alternativa dell’Arabia Saudita ora subisce pressione dal lato di Bab el-Mandeb, rendendo particolarmente vulnerabile il mercato dei prodotti petroliferi raffinati.
Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.
Ti potrebbe interessare anche
Goldman Sachs analizza i risultati trimestrali delle azioni USA: le infrastrutture AI fanno profitti enormi, mentre i guadagni sul lato applicativo restano ancora solo una promessa
Il stratega di Goldman Sachs, Ben Snyder, ha sottolineato che le aziende stanno aumentando gli investimenti nell'intelligenza artificiale (AI) a un ritmo senza precedenti; tuttavia, per la maggior parte delle società, questa tecnologia non si è ancora tradotta in miglioramenti concreti dei profitti.

Contratto breve o lungo? I nuovi fornitori di cloud percorrono strade diverse rispetto ad AWS
Nebius e CoreWeave stanno promuovendo contratti a breve termine, affermando che, in un contesto di carenza di GPU, possono ottenere un premio di prezzo superiore al doppio e ciò ha portato a un forte aumento delle loro azioni; AWS invece rimane fedele alla strategia dei contratti a lungo termine, puntando a garantire entrate stabili per far fronte all'incertezza degli investimenti nell'IA. Secondo l’analisi, i contratti a breve termine offrono flessibilità e prezzi elevati, ma mancano di prevedibilità, mentre i contratti a lungo termine garantiscono stabilità ma possono perdere opportunità di maggiori profitti.


