Dagli ETF a leva alla libera conversione del won: perché la Corea punta così tanto?
Il 19 luglio, il Ministero delle Finanze della Corea del Sud, la Banca di Corea e gli enti di vigilanza finanziaria hanno annunciato congiuntamente che permetteranno alle istituzioni finanziarie straniere di prendere in prestito won tramite scoperti temporanei e consentiranno l’utilizzo di obbligazioni denominate in won come collaterale per transazioni finanziarie; a partire dal 2027, gli investitori stranieri potranno detenere, negoziare e trasferire won senza limiti tramite istituzioni finanziarie estere pre-registrate, senza la necessità di aprire conti in won sul territorio sudcoreano. Allo stesso tempo, la Corea del Sud istituirà un sistema di regolamento offshore per il won e promuoverà gradualmente la creazione di un sistema di pagamento transfrontaliero basato su stablecoin in won e Central Bank Digital Currency (CBDC).

In precedenza, il 6 luglio, la Corea del Sud aveva ufficialmente lanciato il regime di negoziazione USD/WON 24 ore su 24, consentendo per la prima volta agli investitori di New York di trattare direttamente il won durante gli orari di contrattazione negli Stati Uniti. Queste misure rappresentano un allentamento sistematico della politica monetaria coreana, storicamente incentrata sul controllo dei capitali e sulla stabilità finanziaria, introdotta dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997. Ora, tali controlli vengono progressivamente eliminati: la Corea del Sud sta passando da una valuta soggetta a controlli ad una quasi convertibilità libera, segnando un cambiamento fondamentale nell’impianto di politica dei cambi.
In apparenza, come ha sottolineato il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, questa riforma mira a promuovere il processo di internazionalizzazione del won, ad aumentare l’uso internazionale della valuta sudcoreana, a facilitare agli investitori esteri la possibilità di allocare asset coreani e a risolvere la questione delle restrizioni ai cambi valutari, a lungo monitorata da MSCI.
Tuttavia, osservando il tempismo dell’iniziativa, la motivazione più immediata risiede nelle pressioni di liquidità presenti sul mercato finanziario interno. Dopo il ridimensionamento del rally azionario trainato dall’AI, il mercato coreano ha subito un forte deleverage e la continua uscita dei capitali esteri ha messo a lungo pressione sul tasso di cambio del won; le autorità necessitano urgentemente di capitali esterni per stabilizzare il mercato dei capitali. L’abbassamento delle barriere all’accesso dei capitali internazionali e la facilitazione del finanziamento in won da parte degli investitori esteri per destinare investimenti ad asset domestici costituiscono, nella sostanza, una misura di sostegno alla liquidità.

È degno di nota che questa riforma sia stata presentata dopo che il won aveva toccato il minimo dal 2009. Aprire il conto capitale proprio nel momento di maggiore vulnerabilità della valuta riflette una ridefinizione delle priorità politiche: dal tradizionale focus sulla stabilità finanziaria difensiva si sta passando a obiettivi offensivi come l’aumento dell’uso internazionale del won, l’attrazione di capitali globali per titoli coreani e il riallineamento del mercato dei capitali sugli standard dei mercati sviluppati. La scelta di questo tempismo indica che le autorità sudcoreane considerano ormai il bisogno urgente di iniezioni di capitale estero come una priorità maggiore rispetto alle tradizionali preoccupazioni per una maggiore volatilità del cambio.

Reset dell’impossibile triangolo in Corea del Sud, con rischio di maggiore volatilità nei mercati finanziari
Negli ultimi quasi 30 anni, la Corea del Sud ha sostanzialmente mantenuto un quadro caratterizzato da moderato controllo dei capitali, stabilità del tasso di cambio e indipendenza della politica monetaria. Il flusso di capitali è stato soggetto a determinate restrizioni, permettendo così alla banca centrale coreana di mantenere una relativa stabilità del tasso di cambio e di adeguare in modo indipendente la sua politica monetaria in base ai cicli economici domestici.
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