L'oro oscilla ripetutamente intorno alla soglia dei 4000 dollari, si aspetta una stabilizzazione vicino al limite inferiore del range?
Il principale fattore che ha recentemente messo sotto pressione l’oro è il ritorno delle aspettative di tassi d’interesse più alti del dollaro USA. Sebbene l’indice dei prezzi al consumo (CPI) e dei prezzi alla produzione (PPI) degli Stati Uniti mostrino un allentamento delle pressioni inflazionistiche, il rapido aumento dei prezzi internazionali del petrolio sta riaumentando i timori di una rinascita dell’inflazione futura nei mercati. L’aumento dei costi energetici potrebbe indebolire la tendenza al ribasso dell’inflazione e indurre gli investitori a riconsiderare il percorso di politica monetaria della Federal Reserve.
Attualmente, i trader stimano una probabilità di circa il 61,4% che la Federal Reserve modifichi i tassi a settembre. L’aspettativa che i tassi si mantengano elevati più a lungo mantiene attraente il rendimento degli asset denominati in dollari, aumentando anche il costo opportunità di mantenere oro. Poiché l’oro non genera interessi, in un contesto di tassi reali elevati la volontà degli investitori di allocare oro tende generalmente a diminuire.
Allo stesso tempo, la situazione in Medio Oriente in continuo aggravamento è diventata un fattore importante che influenza l’andamento dell’oro. Gli Stati Uniti, per la nona notte consecutiva, hanno condotto azioni militari contro obiettivi legati all’Iran, aumentando chiaramente la domanda di beni rifugio. L’Iran ha dichiarato che i precedenti accordi di tregua sono ormai praticamente decaduti e ci sono timori che l’instabilità regionale possa influire ulteriormente sulla sicurezza del trasporto energetico. Attualmente, il focus del mercato è sulle rotte chiave di trasporto energetico in Medio Oriente. Se i conflitti colpiranno le forniture di energia, l’aumento del prezzo del petrolio potrà ulteriormente incrementare le aspettative di inflazione globale e aumentare la pressione sulle principali banche centrali a mantenere politiche restrittive. Per l’oro, questa situazione ha un doppio effetto: da un lato il rischio geopolitico dovrebbe aumentare la domanda di rifugio sull’oro; dall’altro, un aumento dei prezzi energetici che rafforzi l’aspettativa di tassi più alti può limitare il potenziale di rialzo dell’oro attraverso un aumento dei tassi reali.
Guardando al medio-lungo periodo, il mercato dell’oro rimane influenzato da molteplici fattori tra cui la domanda di acquisto da parte delle banche centrali globali, l’andamento del dollaro, i cambiamenti dei tassi reali e le aspettative di crescita dell’economia mondiale. Se in futuro l’inflazione dovesse risalire e le aspettative di una svolta politica più morbida della Fed dovessero rafforzarsi, l’oro potrebbe ritrovare nuovo slancio rialzista. Ma nell’attuale contesto la maggiore attenzione del mercato resta sul percorso dei tassi e sull’andamento dei prezzi energetici.
A livello di struttura giornaliera, il prezzo dell’oro si trova attualmente in una fase di aggiustamento a quota elevata, con un rimbalzo limitato dopo aver violato il trend rialzista precedente e ora si muove intorno alla soglia psicologica dei 4000 dollari. Il grafico giornaliero mostra che le medie mobili di breve periodo stanno diventando progressivamente più deboli, con una chiara diminuzione del momentum rispetto a prima. Attenzione attualmente concentrata sull’area di supporto tra i 3980 e i 3950 dollari: se questa zona venisse difesa efficacemente, l’oro potrebbe intraprendere un movimento di consolidamento e recupero; se invece il prezzo dovesse scendere sotto i 3950 dollari, si aprirebbe la strada ad una correzione verso l’area dei 3900 dollari. La prima resistenza superiore da osservare sono i 4050 dollari; una riconquista di questo livello attenuerebbe la pressione di breve periodo e permetterebbe nuovi test dell’area dei 4100 dollari.
Nel quadro a 4 ore, il movimento di breve periodo dell’oro rimane tendenzialmente debole e instabile, con prezzi che oscillano ripetutamente intorno ai 4000 dollari; l’RSI si trova in una zona neutra-debole, indicando che la forza degli acquisti non si è ancora veramente ripresa. Il momentum del MACD a breve termine si è indebolito, indicando una spinta rialzista insufficiente. Attualmente, il mercato si concentra sul livello psicologico di 4000 dollari. Se il prezzo riuscirà a superare nuovamente quota 4020 e mantenerla, si potrebbe avere un rimbalzo verso i 4050 dollari; se invece dovesse scendere sotto i 3980, potrebbe testare ulteriormente il supporto dei 3950 dollari. Nel complesso, la struttura a 4 ore resta in una fase di aggiustamento e la direzione di mercato dipende dall’andamento del dollaro e dalle aspettative sui tassi Fed.
Riepilogo editoriale
Attualmente, l’oro si trova nella fase di contrapposizione tra domanda di bene rifugio e pressione da tassi elevati. Sebbene il peggioramento della situazione in Medio Oriente abbia rafforzato il sentiment di rischio, i timori di una nuova inflazione portati dal rialzo del petrolio, assieme alle aspettative di tassi Fed fermi a lungo, limitano i margini di rialzo dell’oro. Nel breve periodo, la ripresa del trend rialzista sopra i 4000 dollari dipenderà dalla forza del dollaro, dalla performance dei dati macro USA e dall’evoluzione degli eventi di rischio globali. Se i prezzi energetici continueranno a salire, portando l’inflazione attesa a rimbalzare, l’oro potrebbe trovare nuovo supporto; in caso contrario, se il mercato continuerà a scommettere su tassi elevati, la pressione correttiva sull’oro persisterà. Si suggerisce agli investitori di concentrarsi sui segnali di politica monetaria della Fed, sui dati inflazionistici statunitensi e sulle variazioni del rischio geopolitico per valutare la probabile direzione dell’oro nella fase successiva.
Redattore: Yu Yihan
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