I solidi dati sull'occupazione e il settore manifatturiero negli Stati Uniti spingono il dollaro al rialzo, l'oro scende nuovamente sotto la soglia dei 4.000 dollari
Nel frattempo, diversi funzionari della Federal Reserve continuano a inviare segnali hawkish. La presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, ha dichiarato che sebbene i dati recenti sull’inflazione al consumo e alla produzione siano migliorati, non sono ancora sufficienti a provare che l’inflazione sia tornata al target: la Fed potrebbe dover stringere ulteriormente la politica monetaria per garantire la stabilità dei prezzi a lungo termine. Anche il vicepresidente della Fed, Philip Jefferson, ha affermato che, se l’inflazione non dovesse continuare a migliorare nei prossimi mesi, non è da escludere un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse.
Tuttavia, il mercato dell’oro non ha perso completamente il supporto. Con l’escalation del conflitto in Medio Oriente, la domanda globale di beni rifugio persiste: ogni volta che il conflitto si intensifica o il rischio sul trasporto energetico aumenta, è possibile che l’oro riceva flussi di capitale temporanei. Di conseguenza, l’andamento attuale dell’oro riflette un tira e molla tra la pressione dei tassi alti e la domanda di rifugio: sul breve termine si prevede una tendenza ancora volatile e moderatamente ribassista.
I prossimi focus saranno i dati USA su permessi di costruzione, avvio di nuovi cantieri, produzione industriale, indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan e aspettative di inflazione, oltre alle dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve. Se i dati economici continueranno a mostrare forza, le aspettative per una prolungata fase di tassi alti potrebbero ulteriormente rafforzarsi, sostenendo il dollaro e limitando il rimbalzo dell’oro; al contrario, eventuali segnali di rallentamento potrebbero attenuare il rally del dollaro e offrire occasione di risalita per l’oro.
Osservando il grafico a 4 ore, il recente rimbalzo dell’oro è più che altro una correzione tecnica all’interno del trend primario ribassista, e il prezzo resta sotto pressione nel breve termine. Il MACD mostra una debole correzione: i compratori stanno gradualmente ritornando, ma la forza del recupero è ancora da confermare; le medie mobili brevi stanno appiattendosi, segnalando una possibile transizione verso una nuova fase direzionale. Se il prezzo si mantiene sopra i 4050 dollari (UTC+8), c’è spazio per ulteriori test al rialzo; al contrario, una rottura dei minimi recenti e del supporto a 3900 dollari (UTC+8) rafforzerebbe il controllo dei ribassisti, lasciando spazio a ulteriori discese.
Conclusioni
In sintesi, il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua a far salire il prezzo del petrolio internazionale, incrementando i rischi inflattivi globali, mentre dati solidi su occupazione e manifattura negli Stati Uniti, uniti a dichiarazioni hawkish di diversi membri della Federal Reserve, hanno rafforzato le aspettative di un contesto di tassi elevati più duraturo: il dollaro resta forte, esercitando pressione prolungata sull’oro. Allo stesso tempo, il rischio geopolitico offre ancora una certa domanda di rifugio per l’oro, motivo per cui è difficile vedere una inversione ribassista netta a breve termine. In futuro il focus del mercato sarà ancora sui dati economici statunitensi, sulle mosse della Fed e sull’evolversi della situazione in Medio Oriente: sul breve periodo, ci si aspetta dunque che l’oro rimanga in un range volatile, oscillando tra fattori di sostegno rifugio e la forza del dollaro.
Responsabile della redazione: Guo Jian
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