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L'impennata dei rendimenti globali a lungo termine comprime il prezzo dell'oro, che torna in una fase di oscillazione laterale

L'impennata dei rendimenti globali a lungo termine comprime il prezzo dell'oro, che torna in una fase di oscillazione laterale

汇通财经汇通财经2026/08/19 02:14
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Per:汇通财经

Huitong Finance, 19 agosto—— I rendimenti obbligazionari a lungo termine delle principali economie mondiali sono aumentati rapidamente: il rendimento dei Treasury USA a 30 anni è salito fino a circa il 5,33%, toccando il massimo dal 2007, esercitando pressioni sull'oro, un asset senza cedola. Allo stesso tempo, il prezzo del petrolio rimane elevato, e i costi energetici potrebbero nuovamente alimentare le aspettative di inflazione. Tuttavia, i recenti dati su inflazione e vendite al dettaglio degli Stati Uniti si sono rivelati deboli, il che ha notevolmente raffreddato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, sostenendo così il prezzo dell’oro grazie all’indebolimento del dollaro. Nel breve periodo, l’oro si trova così al centro di una duplice dinamica tra l’aumento dei rendimenti e il miglioramento delle aspettative di politica monetaria.



Il prezzo internazionale dell’oro è rimasto nella mattinata asiatica di mercoledì vicino ai 4350 dollari/oncia, dopo essere sceso dal massimo relativo di circa 4450 dollari raggiunto ai primi di giugno. Nella sessione precedente, l’oro ha subito una marcata pressione in vendita, dovuta non tanto al calo della domanda di rifugio, quanto invece al violento aggiustamento dei mercati obbligazionari globali: il rapido aumento dei costi di finanziamento a lungo termine ha attenuato il relativo appeal dell'oro come asset senza rendimento. Il 18 agosto, l’oro spot è sceso fino a circa 4365 dollari, con un ribasso giornaliero pari all’1,1%.
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L’attuale rialzo dei rendimenti si è ormai esteso dal singolo mercato a livello globale. Il rendimento del Treasury USA a 30 anni ha raggiunto circa il 5,33%, il valore più alto dal 2007, e quello dei 10 anni è salito fino a circa il 4,74%. Anche il rendimento del decennale giapponese ha toccato circa il 2,95%, massimo da circa 30 anni; rendimenti a livelli pluriennali anche per bund tedeschi e OAT francesi di lungo termine.

Dal pricing di mercato, la rapida salita dei rendimenti a lungo termine non implica necessariamente che gli investitori stiano puntando su un nuovo ciclo di forti rialzi delle banche centrali. Oggi il mercato si focalizza di più su entità dei finanziamenti pubblici, rischi di inflazione di lungo periodo, prezzi dell’energia e aumento dell’offerta di bond a livello globale. In altri termini, il mercato obbligazionario richiede premi a termine maggiori, ponendo pressioni sull'oro in modo diverso rispetto alla più classica dinamica “aumento dei tassi reali penalizza l’oro”. Se i rendimenti a lungo termine continueranno a salire, anche a fronte di tassi ufficiali stabili, l’oro rischia di essere oggetto di ribilanciamenti di portafoglio.

Il mercato dell’energia esacerba ulteriormente questa complessa situazione. I prezzi recenti del petrolio sono rimasti su livelli elevati: il Brent, il 18 agosto, si è avvicinato ai 91 dollari/barile, mentre il WTI è salito attorno agli 85 dollari. Gli alti prezzi energetici potrebbero rafforzare di nuovo i timori di inflazione futura, spingendo gli investitori obbligazionari ad esigere rendimenti più alti; così si verificherebbe una catena di trasmissione “prezzo del petrolio in rialzo—inflazione attesa in aumento—rendimento obbligazionario in crescita—pressione ribassista a breve sull’oro”.

L’oro, tuttavia, non affronta solo fattori negativi. Gli ultimi dati su inflazione e vendite al dettaglio degli Stati Uniti si sono rivelati deboli, frenando le scommesse su un ulteriore inasprimento della politica FED. Attese su tassi più basse di solito favoriscono la debolezza del dollaro, migliorando il contesto di valutazione per l’oro. Attualmente, le previsioni per la riunione di settembre della FED sono passate da una prevalente attesa di rialzo ad una probabilità maggiore di mantenimento dei tassi, spostando così il focus dal “rialzeranno ancora?” a “fino a che punto può ancora salire il rendimento a lungo termine?”.

Allo stesso tempo, i rischi geopolitici continuano a fornire un sostegno di base per l’oro. L’attenzione dei mercati resta elevata su rotte cruciali per il trasporto energetico, con il traffico navale commerciale su alcuni passaggi chiave ancora su livelli contenuti. Qualora le criticità legate alla logistica dovessero persistere, i prezzi petroliferi potrebbero restare alti, alimentando pressioni inflazionistiche globali. Dal punto di vista dell’oro, l’impatto del caro petrolio è però a doppio filo: da una parte, il bisogno di copertura contro rischio e inflazione può sostenere l’oro; dall'altra, se il prezzo dell’energia fa salire i costi effettivi di finanziamento e i tassi reali, può comprimere il metallo prezioso nel breve periodo. Pertanto, la traiettoria futura dipenderà dall’equilibrio tra queste due forze.

Sul piano della dinamica dei flussi, la domanda per l’oro sta evolvendo strutturalmente. Alcuni operatori ritengono che attualmente gli investitori guardino all’oro più come strumento diretto di copertura contro il rischio inflazione che non come asset che beneficia esclusivamente di un ritorno del ciclo accomodante globale. Questo significa che, anche con rendimenti obbligazionari elevati, se il rischio inflazione sarà avvertito come persistente, l’oro continuerà ad avere valore nei portafogli. L’aspetto davvero da monitorare resta la possibile risalita duratura e rapida dei rendimenti reali, se non accompagnata da aspettative inflazionistiche in crescita: in quel caso i costi di detenzione dell’oro aumenteranno e la sua attrattività calerà.

Sul piano tecnico il quadro daily dell’oro evidenzia una fase di aggiustamento. Dopo aver raggiunto i 4450 dollari, il prezzo si è ritratto, testando nuovamente la fascia superiore dei 4300 dollari, con momentum rialzista a breve indebolito. Attualmente il prezzo resta sotto la media mobile a 100 giorni (zona 4385 dollari circa), segnalando che la struttura rialzista di medio periodo non è stata ancora confermata; tuttavia, l’oro è sopra la linea centrale delle Bollinger a 20 giorni, indicando una semplice correzione all’interno di un trend rialzista piuttosto che una rottura netta di medio termine. L’RSI daily si trova in zona di forza relativa, senza segnali netti di ipercomprato o ipervenduto.

In ottica resistenze, attenzione innanzitutto alla zona 4385 dollari, coincidente con la media mobile a 100 giorni e chiave per determinare la fine della correzione in corso. Qualora il prezzo riuscisse a stabilirsi sopra 4385 e superare i 4450 dollari, si aprirebbero spazi di risalita verso 4500 dollari o più. Sul lato supporti, il focus è sui 4210 dollari, vicini alla linea centrale delle Bollinger a 20 giorni, area da difendere per i rialzisti a breve. Una rottura daily di 4210 dollari amplierebbe il margine di ribasso e indirizzerebbe la ricerca di sostegni nella fascia 3900–3920 dollari.

Sul time frame a 4 ore, l’oro mostra ancora una struttura di consolidamento debole post-flessione dai massimi, con prezzi che cercano sostegno area 4350 dollari. Un recupero deciso della fascia 4380–4400 indicherebbe un indebolimento della pressione ribassista, lasciando spazio ad un nuovo test di 4450 dollari; al contrario, qualora rimbalzi fossero respinti sotto i 4380 e in aggiunta il prezzo scendesse sotto i 4300, il movimento correttivo si estenderebbe fino a 4250 o addirittura 4210 nell’immediato. Sul piano degli indicatori, il momentum a breve è notevolmente sceso rispetto al passato ma la situazione non è ancora di ipervenduto, perciò meglio attendere la conferma di breakout su livelli chiave piuttosto che interpretare i cali di una singola seduta come segnale di inversione del trend.
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Sintesi Editoriale

L’oro si colloca attualmente in una fase caratterizzata dall’interazione tra rendimenti a lungo termine USA in forte ascesa, rischi inflazionistici legati all’energia e aspettative sulle politiche FED in indebolimento. Nel breve periodo, il rendimento dei Treasury a 30 anni sopra il 5,3% rappresenta un ostacolo significativo; se il prezzo non dovesse tornare sopra i 4385, non si escludono ulteriori ribassi. Da una prospettiva di medio termine, l’orientamento più morbido della politica monetaria USA e la persistente domanda di copertura contro inflazione e rischi geopolitici continuano invece a sostenere il metallo. Guardando avanti, fondamentale monitorare i rendimenti reali sul mercato obbligazionario USA, l’andamento del dollaro, il prezzo del petrolio e i segnali della Federal Reserve. Se i rendimenti dovessero ricadere da questi livelli e il dollaro restare debole, l’oro potrebbe tentare una risalita; al contrario, se i rendimenti superassero nuovi massimi, la pressione correttiva resterebbe dominante.

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