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Prospettive della settimana: in arrivo i verbali della Federal Reserve insieme al PMI, la situazione nello Stretto di Hormuz riuscirà a sbloccarsi?

Prospettive della settimana: in arrivo i verbali della Federal Reserve insieme al PMI, la situazione nello Stretto di Hormuz riuscirà a sbloccarsi?

金十数据金十数据2026/08/16 02:15
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Prospettive della settimana: in arrivo i verbali della Federal Reserve insieme al PMI, la situazione nello Stretto di Hormuz riuscirà a sbloccarsi? image 0

Questa settimana, il rischio nei mercati finanziari globali è generalmente aumentato.

Per quanto riguarda il mercato azionario, l’indice S&P 500 e il Nasdaq hanno entrambi toccato nuovi massimi nell’ultima fase, con la narrativa dominante che sembra essersi spostata dalle strategie difensive e di avversione al rischio verso le attese di taglio dei tassi e la realizzazione dei profitti legati all’AI; i titoli tecnologici e i produttori di chip sono tornati a guidare i rialzi; anche il mercato azionario sudcoreano si è rafforzato in modo significativo, con l’indice KOSPI che ha registrato un aumento complessivo dell’11,5%, interrompendo una serie negativa di sette settimane consecutive e tornando in un mercato rialzista tecnico.

Per quanto riguarda il mercato valutario, il Dollar Index è rimasto quasi invariato durante tutta la settimana; il miglioramento dei dati sull’inflazione ha spinto il mercato ad abbassare le attese di rialzo dei tassi da parte della Fed, esercitando pressione sul dollaro, ma la domanda di asset rifugio legata alla situazione in Medio Oriente ne ha limitato la discesa. Venerdì, il dato imprevisto di vendite al dettaglio mensili USA in calo ha accelerato la discesa del dollaro.

I principali cambi contro dollaro hanno mostrato andamenti divergenti. L’euro ha subito delle oscillazioni al ribasso, con i mercati che osservano la futura manovra di politica monetaria della BCE; lo yen si è indebolito, con il USD/JPY sopra quota 159, sotto i riflettori il rischio di intervento delle autorità giapponesi e il percorso dei rialzi della banca centrale; il dollaro australiano ha beneficiato del miglioramento del sentimento di rischio, anche se resta condizionato dalla volatilità dei prezzi delle materie prime.

Per i metalli preziosi, il gold spot nel corso della settimana ha toccato temporaneamente i massimi degli ultimi due mesi, arrivando vicino ai 4.450 dollari/oncia, per poi scendere per prese di profitto intorno ai 4.320 dollari, chiudendo la settimana in recupero e segnando la seconda settimana consecutiva di rialzi.

I prezzi del petrolio sono saliti nella prima parte della settimana e poi sono scesi. L’inizio settimana è stato dominato dall’aumento delle tensioni tra USA e Iran e dal rischio relativo allo Stretto di Hormuz, che ha spinto al rialzo le quotazioni, mentre l’aumento consistente delle scorte USA e il taglio delle previsioni di domanda da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno determinato la successiva correzione dei prezzi, con il mercato che torna a concentrarsi sulla logica di sufficiente offerta e rallentamento della domanda.

Qui di seguito i punti chiave che il mercato seguirà con particolare attenzione nella nuova settimana (tutti orari GMT+8):

Eventi rilevanti: Possibile accordo sul quadro Hormuz tra Iran e Oman, gli USA restano la variabile chiave

La variabile geopolitica più osservata dai mercati globali la prossima settimana è sempre legata allo Stretto di Hormuz: riuscirà il percorso di “progresso nella gestione delle rotte” a tradursi effettivamente nella “ripresa della navigazione commerciale”?

Nel fine settimana, il mercato si trova non davanti a un accordo provvisorio in attesa della firma ufficiale Iran-USA, ma con tre piste correlate ancora aperte e non risolte: se Iran e Oman riusciranno a fissare nuove rotte di navigazione, se USA e Iran sapranno colmare le differenze sulle condizioni di cessate-il-fuoco e sul blocco navale, e se la situazione della sicurezza e il traffico delle navi nello Stretto potranno migliorare concretamente.

Secondo i media internazionali, Iran e Oman sembrano gradualmente trovare un’intesa sulle modalità di gestione dello Stretto di Hormuz e hanno concordato sulle rotte di navigazione attraverso questa via d’acqua critica.

Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bagaei, la fissazione definitiva di una “mappa della navigazione” rappresenta parte di un accordo più ampio sulla gestione delle rotte dello Stretto di Hormuz, ed è anche un’intesa indipendente tra Iran e Oman. Questo accordo tutelerà la sovranità di entrambi i Paesi e garantirà la sicurezza del passaggio delle navi. Comunicazioni precedenti dell’agenzia di stampa nazionale iraniana non hanno specificato se le navi dovranno pagare pedaggi o quali misure di sicurezza saranno adottate, limitandosi ad affermare che le due parti terranno ulteriori negoziati nella fase successiva.

L’avanzamento di questi negoziati avviene in un contesto di recenti ripetuti attacchi nello Stretto di Hormuz. Gli USA non partecipano alle trattative e difficilmente accetteranno un accordo che non preveda il pieno ripristino della libertà di navigazione.

L’Iran considera questi colloqui come una questione bilaterale con l’Oman, ma gli Stati Uniti rimangono un elemento fondamentale per il pieno ripristino della navigazione nello Stretto. Se Washington deciderà di rimuovere il blocco navale sui porti iraniani, se accetterà il nuovo schema di gestione delle rotte e se l’Iran consentirà la libera navigazione di navi non sotto il proprio controllo diretto, tutto ciò determinerà se l’accordo resterà solo su carta o entrerà in vigore.

Le dichiarazioni più recenti del weekend mostrano che le posizioni tra USA e Iran sono ancora molto rigide. Il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato che Teheran non ha ancora deciso di riprendere i negoziati con gli USA; solo se le condizioni poste dall’Iran saranno soddisfatte si potrà parlare di ripresa della navigazione nello Stretto. Inoltre, funzionari iraniani chiedono agli USA di ammettere il proprio fallimento. Trump, invece, ha affermato che per impedire all’Iran di ottenere l’arma nucleare, gli americani possono anche pagare un po’ di più per la benzina, dichiarando che dopo aver sconfitto l’Iran, proclamerà lo Stretto di Hormuz come “territorio americano”. Queste affermazioni indicano che non ci sono segnali di svolta diplomatica all’orizzonte.

La situazione concreta del traffico navale non è incoraggiante. Secondo la società di monitoraggio navale Kpler, venerdì scorso solo due navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, nessuna delle quali era una nave cisterna di greggio, mentre prima della guerra transitavano quotidianamente oltre 130 unità. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre accusato l’Iran di un altro attacco contro una nave della compagnia Abu Dhabi National Oil Company. I progressi sulle rotte sembrano ancora distanti dal vero e proprio ripristino della sicurezza nella navigazione.

Pertanto, la prossima settimana sarà importante osservare quattro segnali: se Teheran e Mascate rilasceranno una dichiarazione congiunta ufficiale specificando dettagli su pedaggi, permessi di transito, responsabilità per la sicurezza; se gli Stati Uniti porranno condizioni simmetriche per la rimozione del blocco o inaspriranno le sanzioni economiche contro Teheran; se il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana e le forze armate USA modificheranno le modalità di pattugliamento e blocco navale; se il numero di petroliere, i premi assicurativi e i volumi di traffico mostreranno miglioramenti su base continuativa.

Quello che il mercato osserva non è tanto una dichiarazione quanto il fatto che le petroliere possano attraversare lo Stretto in modo sicuro e regolare. Se la dichiarazione congiunta verrà emessa, gli Stati Uniti avanzeranno nel rilascio di segnali di rimozione del blocco e i volumi di traffico cresceranno stabilmente, il premio di rischio geopolitico del petrolio potrebbe iniziare a ridursi, portando a un recupero temporaneo del sentimento di rischio globale.

In caso contrario, se la dichiarazione sarà rinviata, se non si troverà una mediazione sul controllo delle tariffe e della navigazione o se gli USA inaspriranno le sanzioni e nuovi attacchi a navi avverranno nello Stretto, i prezzi del petrolio rischiano di salire nuovamente e i beni rifugio come l’oro potrebbero essere supportati. Il movimento del debito USA non necessariamente avrà lo stesso andamento, perché il rincaro delle materie prime energetiche potrebbe alimentare nuove aspettative inflazionistiche.

Banche centrali: Sale la probabilità che la Fed resti ferma a settembre, grande attesa per i verbali

Federal Reserve:

Giovedì ore 02:00 (UTC+8), pubblicazione dei verbali della riunione di politica monetaria della Fed.

Alle 2:00 di giovedì 20 agosto (UTC+8), la Federal Reserve pubblicherà i verbali della riunione di luglio di politica monetaria. In quell’occasione, il FOMC ha deciso con 9 voti a 3 di mantenere il Federal Funds Rate tra il 3,5% e il 3,75%; i presidenti di Cleveland, Minneapolis e Dallas (Hamak, Kashkari, Logan) hanno sostenuto un immediato rialzo di 25 punti base.

Questa differenza di opinioni contrasta con la valutazione attuale del mercato. Secondo i dati di LSEG aggiornati a venerdì, il mercato monetario attribuisce solo il 27% di probabilità a un rialzo dei tassi a settembre di 25 punti base, prevedendo un rialzo completato solo all'inizio del 2027. Pertanto il focus si concentra su due domande: quanti membri, oltre i tre contrari, ritenevano a luglio che ci fossero le condizioni per un rialzo; cosa serve alla maggioranza che sosteneva la pausa per cambiare idea e approvare un rialzo.

Tuttavia, questo verbale rimane di fatto un “documento a posteriori”. Dopo la riunione di luglio, i dati economici USA sono peggiorati: a luglio il dato payroll è sceso a sorpresa, l’inflazione CPI su base annua è rallentata dal 3,5% al 3,4%, il PPI è rimasto invariato su base mensile e le vendite al dettaglio sono anch’esse scese dello 0,6%. Questi segnali hanno ridotto la necessità di un rialzo a settembre, facendo del “wait and see” la base del giudizio attuale dei mercati.

Resta comunque che il rischio inflazione non è del tutto scomparso. L’inflazione generale rimane ben al di sopra del target Fed del 2% e un nuovo aumento dei prezzi dell’energia o nuove tensioni in Medio Oriente potrebbero riaccendere pressioni sui prezzi. Dunque, il punto più interessante nei verbali non è tanto se i funzionari ammetteranno un raffreddamento dell’inflazione, quanto il modo in cui valuteranno eventuali shock legati all’energia e ai dazi: sono solo turbolenze temporanee, o queste rialzo stanno già propagandosi su prezzi dei servizi, salari e aspettative di inflazione? Se molti funzionari temono una seconda ondata, la probabilità di rialzo prezzata dal mercato per settembre—oggi sotto il 30%—potrebbe rivelarsi sottostimata.

Il modo di comunicare scelto da Walsh rende i verbali ancora più importanti. Dal suo insediamento a giugno, Walsh ha spinto la Fed a eliminare le forward guidance, accorciare le dichiarazioni politiche e ridurre le indicazioni sul futuro percorso dei tassi. Con una minore visibilità sulle prospettive, gli investitori devono basarsi molto di più su dati d’inflazione, lavoro e utili aziendali per calibrare le attese.

Detto ciò, i profitti aziendali aiutano a capire i fondamentali dell’azionario, ma non bastano a spiegare la reattività della Fed. Dopo i verbali, altro momento chiave sarà il Jackson Hole Symposium (27-29 agosto), dove Walsh potrà approfondire visioni su inflazione, crescita e comunicazione.

Pertanto, la prossima settimana i trader dovrebbero interpretare i verbali della Fed insieme al PMI Flash manifatturiero e servizi di S&P Global in uscita venerdì: se i verbali mostreranno sostanzialmente che il fronte pro-rialzo rimane limitato ai tre dissenzienti e i PMI continuano a raffreddarsi, l’aspettativa che la Fed resti ferma a settembre sarà ancora più robusta; al contrario, se più funzionari risulteranno inclini a sostenere un rialzo, anche nel caso di dati deboli di breve periodo, rendimenti e dollaro potrebbero tornare a salire.

Altre banche centrali:

Mercoledì 15:10 (UTC+8), la presidente della BCE Lagarde partecipa al panel “Global Economic Outlook” al World Economic Forum del Consiglio Internazionale delle Imprese (IBC);

Giovedì la Riksbank svedese pubblica la sua decisione sui tassi di interesse.

Mercoledì prossimo la presidente della BCE Lagarde parlerà all’IBC del World Economic Forum, concentrandosi sulle prospettive economiche globali, mentre la BCE pubblicherà i nuovi dati sulle aspettative dei consumatori: le sue parole orienteranno le proiezioni di politica monetaria per la seconda metà dell’anno.

Giovedì prossimo la Riksbank pubblicherà la propria decisione. Alla riunione di giugno la banca centrale svedese ha lasciato i tassi all’1,75%, ma ha segnalato che le tensioni in Medio Oriente che hanno spinto in alto i prezzi energetici aumentano i rischi di inflazione, lasciando la porta aperta a rialzi nel corso dell’anno. Secondo Allan Monks di JPMorgan, in questa riunione la Riksbank potrebbe manifestare esplicitamente apertura verso nuovi aumenti, specialmente in un contesto in cui il tasso attuale è alla fascia bassa del range considerato né restrittivo né espansivo: i decision maker potrebbero assimilarlo nelle formule di comunicazione, riservandosi spazio per alzare i tassi più avanti nell’anno. Nello stesso giorno l’Australia pubblicherà il tasso di disoccupazione di luglio: il mercato crede che la RBA abbia concluso il ciclo restrittivo in questa fase.

Dati chiave: I PMI focalizzeranno l’attenzione

Lunedì 20:30 (UTC+8), CPI mensile luglio Canada, Empire Manufacturing Index agosto USA;

Lunedì 22:00 (UTC+8), NAHB Homebuilder Index agosto USA;

Martedì 14:00 (UTC+8), tasso di disoccupazione ILO UK su base trimestrale di giugno, tasso di disoccupazione UK luglio, richieste sussidi UK luglio;

Martedì 17:00 (UTC+8), ZEW Economic Sentiment agosto Germania ed Eurozona;

Martedì 20:15 (UTC+8), variazione settimanale ADP Employment al 1° agosto USA;

Martedì 20:30 (UTC+8), nuovi cantieri e concessioni edilizie annualizzate luglio USA, indice prezzi importazioni luglio USA;

Martedì 21:15 (UTC+8), produzione industriale mensile luglio USA;

Martedì 22:00 (UTC+8), pending home sales mensili luglio USA;

Mercoledì 14:00 (UTC+8), CPI mensile e Retail Price Index mensile UK luglio;

Mercoledì 16:00 (UTC+8), conto corrente Eurozona giugno (destag.);

Mercoledì 17:00 (UTC+8), CPI annuale finale e mensile finale luglio Eurozona;

Giovedì 09:30 (UTC+8), tasso di disoccupazione destagionalizzato luglio Australia;

Giovedì 14:00 (UTC+8), PPI mensile luglio Germania, bilancia commerciale luglio Svizzera;

Giovedì 18:00 (UTC+8), CBI Industrial Orders Bal agosto UK;

Giovedì 20:30 (UTC+8), richieste iniziali di sussidi di disoccupazione e Philadelphia Fed Manufacturing Index agosto USA;

Giovedì 22:00 (UTC+8), Leading Indicators mensili luglio USA;

Venerdì 07:30 (UTC+8), Core CPI annuale luglio Giappone;

Venerdì 14:00 (UTC+8), Public Sector Net Borrowing luglio UK, Retail Sales mensili luglio UK destag.;

Venerdì 15:15 (UTC+8), PMI manifatturiero flash agosto Francia;

Venerdì 15:30 (UTC+8), PMI manifatturiero flash agosto Germania;

Venerdì 16:00 (UTC+8), PMI manifatturiero flash agosto Eurozona;

Venerdì 16:30 (UTC+8), PMI manifatturiero e servizi flash agosto UK;

Venerdì 20:30 (UTC+8), dati sulle vendite al dettaglio mensili giugno Canada;

Venerdì 21:45 (UTC+8), PMI manifatturiero flash agosto e servizi flash agosto S&P Global USA;

Venerdì 22:00 (UTC+8), Consumer Confidence Index flash agosto Eurozona.

Fra tutti i dati USA della settimana, il PMI Flash Composite Markit S&P Global di venerdì prossimo è senza dubbio il più importante—offrendo la prima fotografia dell’attività economica privata del mese in corso. Se manifatturiero, immobiliare e attività commerciale dovessero indebolirsi simultaneamente, insieme a verbali FOMC di tono accomodante, il mercato sarebbe ancora più certo che la Fed rimarrà ferma.

I dati britannici su lavoro e inflazione saranno essenziali per inquadrare la futura traiettoria della Bank of England. Il pacchetto di martedì con ILO unemployment rate trimestrale giugno, disoccupazione e richieste di sussidi luglio, insieme ai dati CPI e RPI mensili di mercoledì, compone il quadro principale per la valutazione della persistenza inflattiva in UK.

Secondo i dati LSEG, il mercato ora sconta pienamente una sola possibilità di rialzo da parte della BoE entro l’anno, con una seconda possibile entro giugno 2027. Secondo gli strategist di RBC Capital Markets, la crescita salariale resta l’indicatore chiave del mercato del lavoro per valutare gli effetti secondari dell’inflazione indotti dalle tensioni nel Golfo. TD Securities prevede dati sull’inflazione UK di luglio in leggera risalita, guidati dall’aumento del price cap Ofgem sui prezzi dell’energia.

Il Canada comunicherà il dato mensile sull’inflazione di luglio lunedì prossimo. Secondo la ricercatrice di RBC Economics Abbey Xu, i dati di giugno hanno mostrato un rallentamento dell’inflazione globale dal 3,2% al 2,8% (core excl. benzina stabile al 2,2%). I dati corrispondono alla lettura della Bank of Canada secondo cui l’inflazione di fondo resta vicina al target; vista l’incertezza globale, la traiettoria futura sarà molto sensibile, ma la dinamica di stabilizzazione dei prezzi e della crescita supporta la BoC nel mantenere fermi i tassi fino all’ultimo mese del 2026.

Nell’analisi di Kitco degli analisti Gary Wagner e Joseph Wagner di questa settimana, il prezzo dell’oro continua a trovare supporto sui 4.400 dollari, anche se i dati del World Gold Council mostrano che la domanda USA del secondo trimestre è calata a 8 tonnellate contro la media decennale di 90; la domanda globale nella prima metà dell’anno è stata fiacca. Tuttavia, lo strumento CME FedWatch mostra che la probabilità di rialzo a settembre della Fed è scesa al 32,5%, nuovo minimo dal inizio del ciclo restrittivo.

Il repricing delle attese, l’indebolimento del dollaro e le persistenti incertezze geopolitiche hanno spinto il prezzo dell’oro a salire di circa il 10% da inizio agosto, toccando un massimo di 4.449 dollari prima di entrare in fase di consolidamento; il quadro grafico rappresenta una fase di “consolidamento e non capitolazione”, con i fondamentali sempre più a favore del metallo giallo: alla debole domanda USA del secondo trimestre si contrappone un forte acquisto di oro da parte delle banche centrali globali e una ripresa degli acquisti da ETF.

I PMI flash manifatturiero e servizi S&P Global di venerdì, insieme all’indice Philadelphia Fed, ai sussidi di disoccupazione e ai Leading Indicators di giovedì e all’Empire Manufacturing Index di lunedì, offriranno una mappatura dell’attività e dell’inflazione USA a inizio Q3; i sondaggi manifatturieri e i dati sul lavoro daranno la temperatura dell’attività privata e della fiducia, mentre il fatto che i rendimenti dei Treasury a lungo termine rimangano elevati indica che, se anche la Fed rimarrà ferma, le condizioni finanziarie restano stringenti.

Earning Season: la doppia trimestrale retail decreta la resilienza del consumatore USA

La stagione delle trimestrali USA vedrà la prossima settimana come protagonista il retail: Target (TGT) pubblicherà le proprie cifre mercoledì prima dell’apertura di Wall Street, Walmart (WMT) giovedì prossimo sempre in pre-market. Secondo survey FactSet riassunti da Investor’s Business Daily, Nike vedrà una crescita dell’EPS del 13% e dei ricavi del 4% per il trimestre chiuso a luglio; le vendite comparabili saliranno del 2,2% rispetto al -1,9% dello scorso anno. Il titolo Target è in rally quest’anno grazie alla narrativa del turnaround, e ora il mercato attende che le attese alte siano confermate dai risultati.

Per Walmart, le attese FactSet sono di una crescita dell’EPS di quasi il 9% e dei ricavi del 5%, ma con un rallentamento delle vendite comparabili (+3,8%), riflettendo condizioni di consumo più rigide e una forte base di confronto col 2023;

Gli analisti monitoreranno con attenzione e-commerce, pubblicità digitale e la stabilità dei freschi. Le azioni Walmart hanno registrato una correzione significativa dall’ultima trimestrale, e il mercato osserva se la società saprà riaccendere il motore della crescita. La guidance dei vertici delle due aziende su domanda di consumo e stagione del back-to-school sarà la chiave per valutare la resilienza del consumo americano: la narrativa dei big del retail anticipa spesso la macro e offre uno spaccato della domanda reale, specie con un mercato del lavoro in fase di rallentamento e una trasmissione dei dazi non ancora esaurita.

Oltre ai due giganti del retail, la prossima settimana pubblicheranno anche Viking Holdings, Toll Brothers e Analog Devices. Investor’s Business Daily sottolinea come titoli AI e semiconduttori guidati da Nvidia abbiano recentemente superato punti di acquisto, con la domanda infrastrutturale AI che si configura fra i temi chiave dell’earnings season; Cisco, invece, ha perso l’8,4% in un giorno per una guidance non all’altezza delle aspettative elevate, segno che per i titoli growth la delusione sugli utili pesa ancora molto. Tra gli highlights della settimana anche Home Depot (HD.N) e Ross Stores (ROST.O), che insieme a Walmart e Target renderanno la settimana clou dei risultati retail;

Nel complesso, la prossima settimana vedrà la doppia trimestrale retail dettare la narrativa sulla forza del consumo USA; le rotture di punti di acquisto su AI semiconduttori e industrials forniranno il supporto di fondo al rischio; restando incerta la politica Fed a settembre e in arrivo i primi effetti delle tariffe, le guidance aziendali conteranno di più delle singole trimestrali. Gli update di Home Depot e Ross stores verificheranno la qualità della domanda post-ciclo immobiliare e della GDO discount nell’attuale contesto di tassi elevati.

Prospettive della settimana: in arrivo i verbali della Federal Reserve insieme al PMI, la situazione nello Stretto di Hormuz riuscirà a sbloccarsi? image 1

Promemoria chiusura mercati:

Lunedì prossimo (17 agosto) la Borsa di Seul rimarrà chiusa per festività legata al Giorno della Liberazione.

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