Ringgit: la valuta leader nel Sud-Est asiatico
Dallo scorso quarto trimestre, il ringgit malese si è distinto tra le valute del Sud-est asiatico, mantenendo per la maggior parte del tempo una posizione di forza rispetto al dollaro statunitense. Il surplus commerciale di lungo periodo della Malesia, il doppio dividendo dell’export tecnologico ed energetico, la politica monetaria stabile e i continui flussi di capitale in entrata rappresentano la logica di fondo che permette al ringgit di sovraperformare le altre valute del Sud-est asiatico.
Andamento del ringgit rispetto alle altre valute del Sud-est asiatico dal 2025
Per prima cosa, dal punto di vista dei tassi d’interesse:
Il tasso di riferimento del ringgit (2,75%) non è tra i più elevati della regione, ma si contraddistingue per la sua stabilità. La Banca Centrale della Malesia, nella riunione di luglio, ha mantenuto per la sesta volta consecutiva invariato il tasso di riferimento overnight al 2,75%. I sussidi domestici a carburanti e generi alimentari tengono sotto controllo l’inflazione importata; nel 2026 l’IPC malese oscillerà tra l’1,4% e il 2,0%, molto più basso rispetto all’elevata inflazione di Filippine e Indonesia, consentendo alla Banca Centrale di evitare aumenti o riduzioni drastiche dei tassi.
Stabilità relativa dell'IPC della Malesia
Tra le valute regionali, la stabilità della Malesia è superiore a quella di Indonesia e Filippine, oltre a permettere un differenziale positivo rispetto alla Thailandia. La debole crescita economica in Thailandia e i bassissimi tassi d’interesse generano una continua fuga di capitali, con un deprezzamento ben più marcato rispetto a Singapore, Malesia e Vietnam. In Indonesia (5,75%) e Filippine (4,75%) i tassi elevati sono usati solo come difesa passiva sui mercati valutari, ma le debolezze strutturali di bilancio e commercio non sono colmate, causando un deprezzamento costante durante tutto l’anno. Singapore (che segue i rendimenti dei Treasury USA) e Vietnam (4,5%) mantengono un tasso neutro e un forte controllo sui cambi, con volatilità molto bassa e leggere flessioni.
Dal punto di vista della bilancia dei pagamenti:
In primo luogo, l’espansione dell’export e del surplus commerciale della Malesia. La Malesia è l’unico paese dell’ASEAN a vantare contemporaneamente surplus sia nel settore dei semiconduttori che in quello dell’energia, elemento chiave del sostegno al cambio del ringgit. Nei primi cinque mesi del 2026 il surplus commerciale ha raggiunto 132,8 miliardi di ringgit, mentre paesi come Thailandia e Filippine segnano deficit cronici.
Analizzando i singoli comparti, le esportazioni di prodotti elettronici ed elettrici (44% del totale) e i crescenti ordini AI chip/assemblaggio hanno portato a maggiori afflussi in dollari; in qualità di esportatore netto di petrolio e gas naturale, il ringgit è positivamente correlato ai prezzi del petrolio: con Brent sopra gli 85 $/barile, i ricavi dall’export energetico crescono notevolmente.
Import, export e saldo commerciale della Malesia
In secondo luogo, continui afflussi di capitali esteri verso la Malesia: nel primo trimestre gli afflussi netti di IDE sono stati di 22,8 miliardi di ringgit, sostenendo il mercato obbligazionario e azionario malese; il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni è al 3,12%, garantendo un carry trade vantaggioso in una regione a bassa inflazione. Le riserve valutarie sono a 132,6 miliardi di dollari alla fine di giugno, sufficienti a coprire il debito estero a breve termine, senza rischio di downgrade sovrano.
Dal punto di vista delle politiche:
1. Politica fiscale: consolidamento di bilancio e riduzione del rischio sovrano: Il deficit fiscale cala dal 4,1% del PIL nel 2024 al 3,5% nel 2025, con l’obiettivo di ridurlo ulteriormente nel 2026; introdotta la “Legge sulla responsabilità fiscale” per limitare l’indebitamento pubblico, deficit in progressiva riduzione e debito mantenuto sotto il 60%. La spesa pubblica viene ottimizzata: taglio ai sussidi inefficienti, incentivi mirati a semiconduttori, energie rinnovabili, data center, per aumentare la capacità di generare esportazioni a lungo termine.
2. Politica di gestione delle valute: regolazione anticiclica per limitare forti oscillazioni del ringgit. La Malesia adotta un regime di cambio fluttuante gestito, con obbligo di rimpatrio dei profitti esteri (reintrodotto dal 2026). Le aziende non possono trattenere dollari in conti esteri per periodi prolungati, aumentando così l’offerta di USD sul mercato e rafforzando il ringgit. In caso di attese di rialzo dei tassi Fed con rapido apprezzamento USD/MYR, la Banca Centrale può intervenire direttamente, vendendo riserve in dollari e acquistando ringgit, scoraggiando la speculazione al ribasso, e stabilizzando le fluttuazioni; in caso di forte apprezzamento del ringgit, si evita un intervento aggressivo, scongiurando l’impatto sulle esportazioni.
Nel complesso, il ringgit registra una performance brillante tra le valute del Sud-est asiatico, favorita da un tasso politico stabile e attrattivo, surplus persistente sia nella bilancia commerciale che in quella dei capitali, e politiche fiscali e di gestione valutaria solide.
Guardando al secondo semestre, sebbene la Fed manterrà tassi elevati e il ringgit subisca una certa pressione, il costante doppio surplus di bilancio e capitale, insieme ai forti dati di export di petrolio e semiconduttori, permettono di bilanciare l’andamento: né forze di apprezzamento né di deprezzamento saranno intense. Si prevede che la Malesia manterrà la stabilità della politica monetaria, con il cambio tendenzialmente laterale tra 3,9 e 4,2 ringgit per dollaro USA.
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