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Sta andando a fuoco, tutto sta crollando, nessuno viene in soccorso

Sta andando a fuoco, tutto sta crollando, nessuno viene in soccorso

金融界金融界2026/07/23 23:38
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Per:金融界

Fonte: Wall Street Intelligence Circle

Le fiamme non si sono spente, anzi hanno iniziato a propagarsi a più mercati. Quando le azioni, oro e obbligazioni sono tutte sotto pressione, gli investitori scoprono che questa volta nessuno interviene per salvare la situazione.

Al risveglio, i mercati globali sembravano andare a fuoco, tra bagliori intensi:

- Il mercato azionario statunitense è sceso su tutta la linea: il Dow Jones ha perso lo 0,97%, lo S&P 500 ha perso l'1,21%, il Nasdaq è sceso del 2,15%;

- I “Sette Giganti della Tecnologia” hanno affrontato il loro peggior ribasso giornaliero dall'aprile 2025, con l'indice del settore in calo del 4,8% e una perdita di capitalizzazione di 797 miliardi di dollari;

- Il prezzo dell’oro è sceso di quasi 100 dollari, puntando nuovamente al test dei 4.000 dollari;

- Allo stesso tempo, il petrolio statunitense ha chiuso sopra i 90 dollari, il Brent ha superato i 100 dollari, il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito fino al 4,69%, mentre il Dollar Index si è mantenuto ben sopra quota 101.

Ora ogni punto è un centro di attenzione, ovunque ci sono vulnerabilità.

Primo: sebbene l’apertura e la chiusura del mercato azionario USA non abbiano fatto registrare grandi variazioni, il calo del Nasdaq ha superato il 2% e ha raddoppiato quello del Dow. L’apertura di giovedì ha rappresentato un segnale d’allarme, la chiusura una conferma.

Secondo: il rendimento del Treasury USA a 10 anni si avvicina al 4,7%, uno dei segnali di pressione più importanti per i mercati globali attuali. Il numero in sé non è magico, ma il 4,7% indica che il mercato obbligazionario non vede più le tensioni in Medio Oriente solo come rischio di copertura; il 4,7% grava direttamente sulle valutazioni delle azioni USA, in particolare delle tech, complicando ulteriormente il compito della Federal Reserve nel rassicurare i mercati — è il passaggio da “possiamo ancora tollerare” a “dobbiamo rifare i conti”.

Terzo: il Brent ha superato quota 100, il prezzo del petrolio è diventato la prima variabile dei mercati globali. Finché resta sopra i 100 dollari, il mercato avrà difficoltà a tornare alla narrazione “l'inflazione cala, la Fed non si muove, l’AI continua a salire”. In passato, ogni impennata del petrolio veniva giustificata come premio al rischio Medioriente: bastavano la ripresa dei negoziati tra USA e Iran, o migliori condizioni nello Stretto di Hormuz, e i prezzi tornavano giù. Ma questa volta è diverso: il rischio si è spostato da un solo stretto a più rotte di trasporto. Gli attacchi degli Houthi alle petroliere saudite hanno allargato i rischi dal Golfo Persico fino al Mar Rosso.

Quarto: in passato, nei “momenti di pericolo di mercato”, Trump avrebbe cambiato atteggiamento per influenzare gli indici; questa volta, sembra aver accettato la situazione. Nonostante ieri notte il rendimento del Treasury USA a 10 anni abbia sfiorato il 4,7% e le azioni americane siano scese nettamente, Trump non ha lanciato messaggi rassicuranti. Al contrario, ha dichiarato ad AXIOS di considerare una ripresa delle grandi operazioni militari in Iran. Il mercato ha iniziato a capire che obiettivi politici e obiettivi di mercato non coincidono sempre.

In passato, la maggiore sicurezza dei mercati stava nel credere che ogni rischio alla fine sarebbe stato risolto; oggi si teme che alcuni rischi non spariranno subito, ma si trasmetteranno gradualmente su petrolio, inflazione, tassi, e quindi su ogni asset. Questo è il vero motivo di allarme dietro il calo di ieri sera.

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