Accelerazione della discesa, tre luci rosse si accendono nel mondo
Fonte: Wall Street Intelligence Circle
Giovedì l’atmosfera di tensione sui mercati globali si è intensificata:
- Il prezzo del petrolio ha registrato un rialzo significativo, con il greggio statunitense che ha superato i 90 dollari;
- Il rendimento dei titoli di Stato USA a 10 anni ha puntato al livello del 4,7%, mentre l’indice del dollaro è rimasto stabilmente sopra quota 101 — è particolarmente degno di nota che, nelle precedenti occasioni in cui il rendimento dei titoli a dieci anni si era avvicinato al 4,66%, Trump solitamente interveniva modificando il proprio comportamento per influenzare il mercato, mentre questa volta sembra non aver fatto nulla;
- Oro e i futures sulle azioni statunitensi hanno quindi accelerato il calo.
Primo, i tre mercati che stiamo monitorando — petrolio USA, dollaro e rendimento dei titoli di Stato americani — hanno tutti superato la linea d’allerta: tre luci rosse accese contemporaneamente. Se accadesse singolarmente il mercato potrebbe assorbire l’impatto; ma insieme la situazione rischia di passare da “correzione” a “rivalutazione totale”.
Il mercato sta affrontando tre pressioni insieme: aumento del prezzo del petrolio che alimenta le aspettative di inflazione; salita dei rendimenti obbligazionari che riduce le valutazioni azionarie; rafforzamento del dollaro che restringe la liquidità globale.
Questa situazione è diversa dalle consuete fobie da recessione: durante una recessione, il prezzo del petrolio solitamente scende, le obbligazioni salgono e i rendimenti calano; ora invece il prezzo del petrolio sale, le obbligazioni scendono e i rendimenti aumentano: il mercato non riceve una protezione dal taglio dei tassi, bensì viene minacciato da ulteriori rialzi.
Secondo, la prossima riunione della Federal Reserve (decisione sui tassi prevista per le 2:00 del mattino di giovedì prossimo, ora GMT+8) assume quindi una posizione estremamente delicata. Attualmente, la probabilità che la Federal Reserve alzi i tassi a luglio ha raggiunto quasi il 40% (il mercato non considera più ovvio un atteggiamento attendista), e questa ampia divergenza in vista dell’incontro è davvero un caso raro. L’epoca di Walsh, caratterizzata dal “non offrire guidance”, sta avendo il suo effetto: il mercato non ha uno script da seguire e può solo ricalcolare le sue posizioni in tempo reale in base al prezzo del petrolio e ai dati.
Terzo, oggi è più importante se il petrolio chiuderà “saldo sopra i 90 dollari” rispetto a un picco momentaneo durante la seduta. La fase più pericolosa non è il passaggio da 70 a 80 dollari, ma da 90 a 100 dollari, perché in questo stadio si costringono il mercato obbligazionario e la Fed a rifare i conti.
Quarto, questa sera a Wall Street bisognerà davvero guardare al Nasdaq, non al Dow Jones. Se il calo si limita al Dow Jones, con i titoli energetici in salita e quelli finanziari che reggono il colpo, si tratterebbe ancora di una rotazione settoriale normale. Il vero spartiacque sarà nella seconda metà della seduta di New York. Se il greggio USA tiene i 90, il rendimento decennale supera il 4,7% e il dollaro resta sopra 101, sarà difficile che il mercato azionario recuperi: il Nasdaq continuerà ad essere il settore più sotto pressione e anche l’oro continuerà a essere penalizzato.
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