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La situazione in Medio Oriente crea turbolenze: stiamo ripetendo lo "scenario" di stagnazione e crollo del 2022?

La situazione in Medio Oriente crea turbolenze: stiamo ripetendo lo "scenario" di stagnazione e crollo del 2022?

华尔街见闻华尔街见闻2026/07/20 12:26
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Per:华尔街见闻

Il protrarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente continua a turbare i mercati, i titoli legati all’AI subiscono forti correzioni e i dati sull’inflazione tornano a scaldarsi, portando alcuni investitori a temere il ripetersi dell’incubo di “stagflazione e crollo” del 2022. Tuttavia, JPMorgan ritiene che la situazione attuale sia fondamentalmente diversa dal 2022: l’inflazione ha già toccato il picco ed è in calo, i fondamentali degli utili restano solidi, e il termine più preciso per descrivere l’attuale situazione è una rotazione settoriale piuttosto che un crollo sistemico.

Secondo le notizie da Trend Trading Desk, il più recente report del team di strategia globale di JPMorgan pubblicato il 20 luglio afferma che l’impatto sui prezzi dell’energia causato dal conflitto iraniano sta svanendo: il Brent è sceso circa del 25% su base trimestrale, iniziando già a trasmettersi in un calo del CPI complessivo negli Stati Uniti. Nei tre mesi, la variazione annualizzata del CPI americano è scesa dall’8,2% di maggio al 2,8% di giugno, mentre anche l’inflazione dell’Eurozona sta rallentando. Il team di Mislav Matejka di JPMorgan dichiara chiaramente che l’inflazione ha iniziato a raggiungere il picco, il che porterà progressivamente a rendimenti obbligazionari più bassi, minore pressione restrittiva dalle banche centrali e indebolimento del dollaro, ampliando così le occasioni di rotazione tra i settori leader del mercato.

Per quanto riguarda l’impatto sui mercati, JPMorgan mantiene una posizione sovrappesata in azioni e consiglia agli investitori di incrementare le posizioni approfittando delle correzioni guidate dalla geopolitica. La banca sottolinea che, nonostante i titoli legati ad AI e momentum abbiano subito forti correzioni, l’indice MSCI globale è ancora solo a 1-2% dai massimi storici, segnale che la resilienza del mercato nel suo complesso è intatta. Anche i primi dati della stagione degli utili del secondo trimestre offrono sostegno: circa il 97% delle società dell’S&P 500 ha superato le attese sugli utili, ben sopra la media storica del 76%.

La presa di profitto sui titoli AI giunge a maturità, i semiconduttori potrebbero segnare il minimo

Nelle ultime settimane, i titoli legati all’AI sono stati soggetti a pesanti vendite. Secondo il report di JPMorgan, il KOSPI sudcoreano è sceso del 25% dai massimi recenti, il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) è calato del 20%, con titoli come Samsung Electronics e Micron Technology che hanno subito perdite comprese tra il 20% e il 50%. Sebbene la performance relativa del Mag-7 si sia ormai stabilizzata, da inizio anno resta sotto la media del mercato. Il paniere di esposizione al rischio AI ha perso oltre il 20% da inizio anno.

JPMorgan ritiene che i driver della presente correzione siano sia fondamentali che tecnici. Dal lato fondamentale, la notizia che Meta potrebbe vendere risorse di potenza computazionale ha innescato dubbi sulla sostenibilità dei capital expenditure nei data center su larga scala; le indiscrezioni sulla possibilità che Apple ricorra a fornitori cinesi per l’acquisto di chip di memoria hanno accentuato i timori sulla perdita di potere di prezzo dei produttori di memoria sudcoreani; notizie come il tentativo di laboratori AI cinesi come Moonshot di colmare il divario tecnologico con gli Stati Uniti, e la dinamica dei prezzi dei token LLM, hanno ulteriormente gravato sui relativi titoli. Sul fronte tecnico, le posizioni sui titoli dei chip avevano già raggiunto il massimo dal 1999-2000, e l’accumulo eccessivo del momentum è stato il principale fattore della correzione.

Tuttavia, JPMorgan non ritiene che ciò implichi una debolezza prolungata del mercato.

La banca sottolinea che l’indice di forza relativa (RSI) del SOX si sta rapidamente avvicinando alla zona di ipervenduto, i rendimenti eccessivi dei fattori di momentum sono stati in gran parte restituiti e la pressione tecnica sulle posizioni si è notevolmente alleggerita. Nel frattempo, tra i titoli tecnologici europei, il distacco tra la performance dei prezzi dei semiconduttori e i fondamentali degli utili si sta allargando: i prezzi sono scesi molto, mentre le attese sugli utili restano solide.

Il team tecnologico globale di JPMorgan resta ottimista sul settore semiconduttori per diverse ragioni: un incremento significativo dell’offerta non arriverà prima del 2028, le dinamiche di domanda/offerta su DRAM/NAND resteranno tese almeno fino a quell’anno, e l’onda lunga degli investimenti nei data center AI continuerà a sostenere l’intera catena del valore dei semiconduttori. La banca consiglia quindi agli investitori di approfittare delle debolezze estive per accumulare posizioni nel settore.

L’inflazione ha raggiunto il picco: le differenze chiave rispetto al 2022

I timori di una “reprise del 2022” si incentrano sul rischio che gli shock energetici possano nuovamente innescare una spirale inflazionistica fuori controllo e un ciclo di rialzi aggressivi delle banche centrali. Attraverso un confronto sistematico, JPMorgan sottolinea le differenze sostanziali con il 2022.

Nel 2022, il CPI americano complessivo raggiunse il picco al 9,1%, quello core al 6,6%, la crescita dei salari era in accelerazione, il prezzo del gas naturale nell’Eurozona si impennò del 389%, la Fed partì dallo 0,25% di tasso ufficiale per avviare forti rialzi, e le aspettative di inflazione smisero di essere ancorate. Attualmente, il CPI USA è circa al 3,5% e in fase di rallentamento, il core è intorno al 2,6%, i salari stanno rallentando, il gas naturale dell’Eurozona ha visto un incremento massimo “solo” del 108%, il tasso sui Fed Funds è stabile al 3,75% e l’utilizzo delle riserve strategiche è molto più consistente rispetto al 2022.

La distinzione più cruciale risiede nelle aspettative di inflazione. Secondo JPMorgan, il tasso forward inflazionistico 5y5y USA è rimasto in una banda ristretta di 25 punti base e non ha mai superato il 2,60%. Un contrasto netto rispetto alle aspettative di inflazione ormai disancorate del 2022. Per la banca ciò offre alle banche centrali margine di manovra molto maggiore di quanto il mercato prezza attualmente: il mercato sconta ancora circa 90 punti base di inasprimento, giudicato da JPMorgan troppo aggressivo e destinato a una revisione graduale. Il rendimento del Treasury USA a 2 anni sta già scendendo dai picchi recenti e la rivalutazione restrittiva di giugno potrebbe rappresentare il punto più alto del ciclo.

Gli shock geopolitici “perdono forza”, consigliato acquistare sulle debolezze

Il conflitto iraniano, iniziato lo scorso febbraio, ha subito varie fasi di escalation e distensione.

Secondo la timeline ricostruita da JPMorgan, dopo il raid congiunto Stati Uniti-Israele contro l’Iran a fine febbraio, l’indice MSCI Global è sceso del 3,7% in una settimana e dell’8,6% in un mese; dopo l’accordo di cessate il fuoco raggiunto ad aprile, i mercati sono rimbalzati; la rottura della tregua a inizio giugno ha causato un nuovo calo settimanale del 3,8%; ma, dopo l’annuncio di Trump di un cessate il fuoco permanente a metà giugno, il drawdown si è limitato allo 0,5%. A inizio luglio, con l’accusa verso l’Iran di un nuovo attacco nello Stretto di Hormuz, la riattivazione delle sanzioni da parte degli USA e nuovi raid, la reazione dei mercati mostra già una chiara assuefazione.

JPMorgan sottolinea che la portata dei ribassi provocati dai vari shock geopolitici è in costante attenuazione, e che i mercati tendono sempre di più a considerarli come elementi temporanei, specialmente in uno scenario in cui entrambe le parti hanno rilevanti motivi per la de-escalation. Dalla seconda metà di marzo JPMorgan consiglia sistematicamente di aumentare l’esposizione azionaria durante i cali causati dalla geopolitica, e mantiene questa view.

Solidi risultati del secondo trimestre, revisione degli utili dell’Eurozona raggiunge gli USA

I primi dati della stagione delle trimestrali offrono ulteriore supporto al mercato.

Secondo il report di JPMorgan, tra le società dell’S&P 500 che hanno già diffuso i dati, circa il 97% ha superato le aspettative sugli utili, ben sopra la media storica del 76%; anche la percentuale di surprise positive per lo Stoxx 600 europeo resta significativamente superiore alla media. Ancor più importante, le reazioni di prezzo ai dati sopra le attese sono chiaramente positive, sia negli Stati Uniti che in Europa.

I settori semiconduttori e banche, già indicati da JPMorgan come favoriti, hanno registrato ottime performance. I risultati di TSMC confermano un trend di ordini sostenuto e forniscono guidance positiva sulla capacità produttiva al 2027; per il settore bancario si segnalano margini d’interesse stabili e forti ricavi da investment banking.

Per quanto riguarda l’Eurozona, il rapporto tra revisioni al rialzo e al ribasso delle stime di utile per azione (EPS) migliora da 15 settimane consecutive, arrivando per la prima volta da gennaio 2025 a eguagliare quello statunitense. JPMorgan ritiene che il miglioramento sia ampio: tutti e sette i maggiori settori mostrano momentum positivo, con energia e IT in testa, seguiti da materiali, industria e comunicazione, sorretti anche da stimoli fiscali e la ripresa del commercio globale. La banca conferma il sovrappeso sull’Eurozona rispetto ad altri mercati, e considera probabile che la crescita degli utili dell’area prosegua, a meno di un’escalation del conflitto iraniano nella seconda metà dell’anno.

Sul piano strategico, JPMorgan mantiene: sovrappeso su azioni, sovrappeso ciclici rispetto ai difensivi, sovrappeso Eurozona rispetto agli Stati Uniti e identifica i semiconduttori come opportunità tattica dopo la recente correzione; sconsiglia invece software, servizi commerciali, media e energia, settori colpiti dall’avanzata dell’AI.

 

 

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