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Steve Keen afferma che Bitcoin rischia il collasso a causa della pressione energetica

Steve Keen afferma che Bitcoin rischia il collasso a causa della pressione energetica

CryptotaleCryptotale2026/04/07 07:00
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Per:Cryptotale
  • Steve Keen afferma che il design energivoro di Bitcoin potrebbe erodere la sua sopravvivenza a lungo termine.
  • Collega il rischio futuro di Bitcoin alla pressione climatica e a priorità energetiche globali più stringenti.
  • Il suo avvertimento sposta l’attenzione dalla regolamentazione e dalle bolle alla fragilità guidata dall’energia.

Il Professor Steve Keen, l’economista noto per aver previsto la crisi finanziaria del 2008, ha avvertito che Bitcoin potrebbe eventualmente scendere a zero. Ha fatto questa osservazione in una recente intervista, collegando la sua previsione all’uso di energia anziché alla regolamentazione o a una classica bolla di mercato. Keen ha sostenuto che il modello proof-of-work di Bitcoin si basa su un elevato consumo di elettricità, il quale potrebbe diventare sempre più difficile da giustificare in un mondo segnato dalla pressione climatica e dalla scarsità di risorse. Il suo avvertimento ha riacceso il dibattito sulla sopravvivenza a lungo termine di Bitcoin e sul ruolo più ampio dell’energia nella finanza digitale.

La crisi energetica porterà Bitcoin a zero? 🥲

L’economista Steve Keen, che ha previsto la crisi finanziaria del 2008, avverte pubblicamente: "Bitcoin finirà a zero"

La ragione non è la bolla, né la regolamentazione, ma l’energia; quando la crisi climatica arriverà davvero, le prime cose che l’umanità eliminerà saranno le criptovalute e i voli internazionali.

Ai tempi avrebbe potuto comprare 1 BTC per 1 sterlina, ma dopo aver compreso il meccanismo, scelse di non acquistare. pic.twitter.com/AIYVDHZy3l

— PANews丨APP completamente aggiornato (@PANews) 7 aprile 2026

L’avvertimento di Keen riceve credibilità dalla sua storia

Keen si è fatto notare a metà degli anni 2000 come critico post-keynesiano dell’economia mainstream. Ha rifiutato i modelli neoclassici, sostenendo che non riuscivano a cogliere l’aumentare dell’instabilità finanziaria. Inoltre, avvertì che la bolla immobiliare negli Stati Uniti sarebbe scoppiata e avrebbe generato scossoni nell’economia globale.

Questa previsione è diventata in seguito centrale per la sua reputazione pubblica. Quando la liquidità si esaurì e i mutui subprime iniziarono a defaultare, seguì la crisi finanziaria del 2007-2008. Di conseguenza, Keen si è costruito l’immagine di un economista disposto a sfidare i pensieri dominanti prima che i mercati si rompessero.

Ora ha rivolto la stessa lente critica verso Bitcoin. Nei suoi recenti commenti, ha descritto l’asset come una bolla speculativa senza valore intrinseco. Ha anche collegato la debolezza di Bitcoin allo stesso tipo di fragilità strutturale che aveva caratterizzato gli asset sovraindebitati prima della crisi precedente.

L’uso dell’energia è al centro del suo argomento

L’analisi di Keen si basa sul design di Bitcoin. La rete utilizza proof-of-work, un sistema in cui i miner validano le transazioni risolvendo complesse operazioni computazionali. Questo processo consuma grandi quantità di elettricità, rendendo l’energia un costo centrale per mantenere il sistema.

Sostiene che questa dipendenza crea una vulnerabilità seria. Secondo lui, un futuro plasmato dalla pressione climatica e da risorse sempre più limitate costringerà le società a prioritizzare meglio l’utilizzo dell’energia. In questo scenario, crede che le criptovalute potrebbero essere tra i primi settori a subire tagli.

Cosa succede quando le società iniziano a eliminare per prime i sistemi non essenziali più energivori?

Keen presenta il problema come qualcosa di più di un semplice reclamo ambientale. Dice che la moneta dovrebbe riflettere la capacità produttiva e non consumare energia solo per difendere una riserva fissa. Secondo questa lettura, Bitcoin fallisce perché consuma risorse per auto-proteggersi invece di sostenere direttamente l’attività economica.  

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Il dibattito va oltre una sola previsione

Ciononostante, il dibattito più ampio rimane irrisolto. I critici della visione di Keen sostengono che i mercati dell’energia non sono statici. Dicono che l’aumento della domanda ha spesso spinto l’innovazione, aprendo la strada a nuove fonti di energia e a una maggiore efficienza nel tempo.

Questa risposta ha influenzato anche la discussione sul mining di Bitcoin. Alcuni miner si sono spostati verso energie rinnovabili alla ricerca di soluzioni più economiche e sostenibili. Altri sostengono che l’impronta energetica di Bitcoin dovrebbe essere confrontata con il sistema finanziario tradizionale, anch’esso dipendente da vasti infrastrutture fisiche e digitali.

Nel frattempo, l’intera industria crypto ha già iniziato a muoversi verso modelli meno energivori. Le nuove reti blockchain adottano proof-of-stake, che riduce drasticamente il consumo energetico rispetto al proof-of-work. All’interno di Bitcoin, alcune discussioni ora si concentrano sui guadagni di efficienza e sui collegamenti con reti rinnovabili che potrebbero utilizzare in modo più efficace l’energia in eccesso.

Keen continua a vedere un risultato più severo. Immagina un futuro in cui la pressione climatica renda l’energia troppo preziosa perché sistemi come Bitcoin mantengano il loro posto. Altri vedono una strada diversa, in cui la produzione di energia si espande, la tecnologia migliora e Bitcoin si adatta a nuovi vincoli.

Per ora, la disputa si concentra su una questione sopra tutte le altre. Il futuro di Bitcoin, secondo questa visione, non dipende solo dal prezzo, dall’adozione o dalla regolamentazione. Dipende anche da come una rete finanziaria affamata di energia si inserisce in un mondo in cui l’energia potrebbe non essere più economica o illimitata.

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