Diversi fondi indiani sospendono l'acquisto su larga scala di ETF sull'oro: con l'avvicinarsi della stagione festiva, le autorità regolatorie anticipano misure per prevenire un aumento delle importazioni
Secondo Reuters, diverse grandi società di fondi in India hanno sospeso le sottoscrizioni di grandi importi in ETF sull’oro prima dell’arrivo della tradizionale stagione di alta domanda per il metallo prezioso.
Tra questi istituti, tra cui Kotak Mahindra Mutual Fund, UTI Mutual Fund e HDFC Mutual Fund, hanno pubblicato giovedì sera un annuncio in cui impongono restrizioni sulle sottoscrizioni in massa di ETF sull'oro, mentre il rimborso delle quote già esistenti non è soggetto a limitazioni.
Reuters cita un dirigente del settore dei fondi a conoscenza delle discussioni e due operatori del settore aurifero secondo cui l’adeguamento è avvenuto dopo un confronto con la Securities and Exchange Board of India (SEBI). Gli annunci pubblici delle società non riportano motivazioni specifiche, mentre SEBI non aveva ancora rilasciato commenti al momento della pubblicazione.
Gli esperti del settore ritengono che la misura sia probabilmente preventiva, volta a evitare che la domanda durante le festività di ottobre e novembre scateni un improvviso aumento delle importazioni d’oro. Con i prezzi internazionali del petrolio elevati e la rupia in pressione, le autorità regolatrici stanno monitorando con maggiore attenzione l'impatto della domanda di oro sui conti di importazione e sul mercato valutario.
Con l’arrivo della stagione delle festività, i flussi negli ETF potrebbero trasformarsi in domanda di importazione di oro fisico
L’India celebrerà in ottobre il Dussehra e all’inizio di novembre il Diwali. L’oro riveste un ruolo fondamentale nei matrimoni e nelle festività religiose indiane, rappresentando uno dei periodi di maggiore domanda di oro fisico dell’anno.
Nello stesso periodo dell’anno scorso, gli ETF su oro e argento in India avevano registrato forti afflussi di capitali. Quando il mercato azionario risulta debole, alcuni investitori si spostano sui metalli preziosi, incrementando così la domanda dei fondi per oro fisico e asset collegati.
In seguito a sottoscrizioni massicce negli ETF sull’oro, i gestori dei fondi devono aumentare le disponibilità in oro per mantenere il tracking del prodotto rispetto al prezzo dell’oro. Poiché la produzione domestica in India è limitata e la maggior parte della domanda di oro deriva dalle importazioni, flussi rilevanti verso gli ETF potrebbero amplificare la necessità di importare oro fisico.
L’India è il secondo maggior consumatore mondiale di oro e uno dei principali consumatori globali di argento. Una domanda eccessiva di metalli preziosi non solo gonfierebbe il volume delle importazioni, ma potrebbe accrescere la domanda di dollari, aggiungendo pressione sulla rupia.
Quest’anno, la rupia indiana è stata influenzata sia dall’aumento dei prezzi internazionali del petrolio sia dalla persistente vendita delle azioni indiane da parte degli investitori stranieri. A fronte dell’incremento dei costi di importazione energetica, il governo è diventato più sensibile all’effetto valutario delle importazioni di beni non essenziali come l’oro e, già a inizio anno, aveva aumentato le imposte sulle importazioni di oro e argento.
Le importazioni di oro sono in realtà in calo recentemente
Il fatto che sia stata sospesa la sottoscrizione di grandi importi negli ETF ha attirato l’attenzione del mercato anche perché recentemente le importazioni indiane di oro non hanno mostrato segnali allarmanti.
I dati indicano che in settembre le importazioni di oro in India sono state di 1,8 miliardi di dollari, rispetto ai 2,3 miliardi di agosto. Negli ultimi due mesi sia le importazioni di oro sia quelle di argento sono risultate nettamente inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e non rappresentano attualmente la principale causa dell’aumento del deficit commerciale indiano.
Un trader di una banca privata indiana che fornisce oro agli ETF ha quindi dichiarato che questa misura “sembra più un’azione preventiva per evitare un improvviso balzo delle importazioni a ottobre”.
In altre parole, le autorità regolatrici stanno attualmente cercando di prevenire un possibile nuovo shock di domanda legato alle festività anziché rispondere a un aumento già avvenuto delle importazioni di oro.
In precedenza, l’India aveva anche revocato l’esenzione dall’IGST (Imposta Integrata su Beni e Servizi) del 3% sulle importazioni di oro, argento e platino da parte di banche e istituzioni designate dal governo. Dopo la scadenza delle relative agevolazioni a fine marzo, non sono state rinnovate, costringendo i principali canali ufficiali d’importazione dell’oro a destinare maggiori capitali operativi.
L’aumento dei costi d’importazione e le restrizioni sui grandi afflussi negli ETF dimostrano entrambe che, in un contesto di fatture d’importazione gonfiate dal petrolio e pressione sulla rupia, l’India sta gestendo con maggiore cautela il possibile impatto valutario della domanda d’oro.
La sospensione riguarda le sottoscrizioni di grandi importi, i rimborsi restano regolari
La misura non comporta la chiusura degli ETF sull’oro, né limita la possibilità degli investitori di uscire dai prodotti collegati. Reuters conferma che attualmente i fondi non hanno imposto restrizioni sui rimborsi e la regolazione riguarda principalmente le nuove sottoscrizioni di grandi importi.
Le società di gestione non hanno ancora comunicato quanto dureranno le restrizioni, né specificato le condizioni per il ritorno alla normalità. La durata della politica potrebbe dipendere dai flussi di capitale durante le festività, dalle importazioni di oro fisico e dall’andamento della rupia.
Per il mercato indiano dell’oro, il cambiamento chiave nelle prossime settimane sarà verificare se la domanda stagionale tradizionale possa spingere nuovamente le importazioni ai massimi. Se gli ETF sull’oro dovessero registrare di nuovo afflussi di capitale su larga scala come durante la stagione delle festività dello scorso anno, le attuali restrizioni sulle sottoscrizioni in massa limiteranno la necessità dei fondi di aumentare rapidamente le riserve aurifere.
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