Il sentimento di avversione al rischio supera le preoccupazioni sull'inflazione, i titoli di stato europei e americani registrano un rialzo generalizzato, i rendimenti dei Treasury USA crollano di oltre 10 punti base durante la seduta.
Gli investitori preoccupati per l’alta inflazione si stanno concentrando maggiormente sull’impatto potenziale dell’elevato costo del credito sulla crescita economica. Alcuni commenti collegano il recente calo dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA con il forte aumento dei costi di finanziamento per le aziende legate all’AI, ritenendo che la pressione nel settore dei titoli tecnologici e delle infrastrutture AI stia spingendo i capitali verso asset rifugio come i titoli di Stato.
L'aumento della propensione al rischio ha superato le preoccupazioni sull'inflazione e il 15 ottobre, giovedì, i titoli di Stato USA ed europei hanno registrato un aumento diffuso. Sia i Treasury USA a 10 anni, considerati di riferimento, sia quelli a 2 anni, più sensibili ai tassi d'interesse, hanno visto i rendimenti scendere in intraday di oltre 10 punti base. I rendimenti dei titoli di Stato a medio-lungo termine delle principali economie europee come Regno Unito, Germania e Francia sono scesi parallelamente, segnando una fase di rimbalzo globale nei mercati obbligazionari.
L'indice dei prezzi alla produzione (PPI) degli Stati Uniti a settembre, pubblicato durante la sessione europea di giovedì, ha registrato il più rapido aumento mensile in oltre quattro anni, aumentando inizialmente i timori di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Tuttavia, con il rischio di finanziamento per le aziende legate all'AI in aumento e i titoli tecnologici sotto pressione, gli investitori hanno iniziato a riconsiderare l'impatto dei tassi elevati sulla crescita economica e sulla capacità delle aziende di soddisfare il servizio del debito, spostando così la domanda verso i Treasury.
I media sottolineano che il mercato sta passando dalla preoccupazione per l'inflazione a un'attenzione maggiore all'impatto dei costi di finanziamento elevati sulla crescita economica. Nel frattempo, il rischio di credito di società legate all’AI come CoreWeave è sotto stretta osservazione, mentre la divergenza tra l’andamento delle obbligazioni societarie e quelle governative mette in evidenza la rivalutazione del rischio dei diversi asset da parte del mercato.
Rendimento dei Treasury decennali USA in calo per il terzo giorno consecutivo, scende al 5,04% durante la seduta. Rimbalzo diffuso dei titoli a lungo termine USA ed europei
Giovedì sul mercato dei Treasury USA gli acquisti sono chiaramente aumentati, con il rendimento a 10 anni sceso fino a circa il 5,04% in intraday, una discesa di circa 15 punti base nella giornata, raggiungendo il livello più basso dal 23 settembre e segnando il terzo giorno consecutivo di calo. Anche il rendimento dei Treasury a 30 anni è sceso nettamente, con una discesa intraday di circa 12 punti base.

Il rendimento dei Treasury USA a 2 anni, più sensibile alle prospettive di politica monetaria, durante la prima sessione di Wall Street di giovedì è sceso temporaneamente sotto il 4,69%, segnando il livello più basso dal 18 settembre e una diminuzione giornaliera di oltre 10 punti base, tornando a calare dopo il rimbalzo di mercoledì.
Incrementi paralleli anche sui titoli a lungo termine europei. Alla fine della sessione europea di giovedì, il rendimento del bond decennale del Regno Unito è sceso di 5,4 punti base al 5,371%; il rendimento a 30 anni è sceso di 6,4 punti base, mentre quello a 2 anni è calato di 2,1 punti base.
Alla chiusura europea, il rendimento del decennale tedesco è sceso di 5,3 punti base al 3,413%; quello a 30 anni è sceso di 5,3 punti base e quello a 2 anni di 1,7 punti base.
Le obbligazioni francesi hanno performato ancora meglio: alla chiusura il rendimento dei decennali è sceso di 8,5 punti base al 4,796%; quello a 30 anni è sceso di 8 punti base, mentre quello a 2 anni di 3 punti base.
In generale, i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine di USA ed Europa sono scesi in modo più marcato rispetto a quelli a breve termine. Il netto calo dei rendimenti USA e la forza parallela dei titoli a lungo termine nelle principali economie europee riflettono la rivalutazione in atto da parte degli investitori riguardo il rapporto tra inflazione, crescita e rischi nei mercati finanziari.
I dati sull’inflazione rimangono elevati, il mercato inizia a temere il costo della crescita legato ai tassi elevati
L'elemento chiave dell'attuale rally dei Treasury USA risiede nella nuova valutazione del mercato sull'inflazione e sulle prospettive dei tassi di interesse.
Il PPI di settembre degli Stati Uniti, con il più rapido aumento in oltre quattro anni, mostra che le pressioni sui prezzi a monte restano evidenti. Dopo dati d’inflazione superiori alle attese, il mercato aveva aumentato le scommesse su ulteriori rialzi Fed, mettendo i Treasury sotto pressione.
Tuttavia, un’inflazione sostenuta non ha impedito il rimbalzo dei Treasury giovedì. Con il mercato che rimodula la valutazione sull'impatto dei costi di finanziamento elevati su investimenti, consumi e crescita economica, gli investitori hanno incrementato la preferenza per asset relativamente sicuri come i titoli di Stato.
Secondo il Wall Street Journal, gli investitori hanno modificato il focus dalla persistente inflazione al potenziale impatto dei costi di finanziamento elevati sulla crescita economica. Il rendimento dei decennali tedeschi è sceso ai minimi di alcune settimane, a dimostrazione che questa rivalutazione non riguarda solo gli USA.
Ciò non significa che il mercato consideri svaniti i rischi d’inflazione o che la probabilità di ulteriori rialzi Fed sia azzerata. Più precisamente, gli investitori stanno soppesando due rischi: da un lato, le continue pressioni sui prezzi potrebbero costringere la Fed a mantenere la politica restrittiva; dall’altro, tassi elevati potrebbero frenare l’attività economica tramite il costo del finanziamento, il cash flow aziendale e la propensione al rischio sui mercati.
Aumentano i rischi creditizi per l’AI, salgono i costi di finanziamento aziendale nonostante il rally dei Treasury
Oltre ai fattori macroeconomici, i rischi di finanziamento nel settore AI sono divenuti il focus della sessione di giovedì.
Di recente, il fornitore di cloud AI CoreWeave ha subito vendite di azioni e bond, con un contestuale aumento dei costi di finanziamento. Alcuni bond societari hanno raggiunto rendimenti superiori al 15-16%, mentre i credit default swap (CDS) a 5 anni hanno toccato nuovi massimi storici intraday, segno del peggioramento delle preoccupazioni di mercato sulle sue capacità di rimborso.
Il rischio non si limita alla sola CoreWeave. I CDS a 5 anni su Oracle hanno raggiunto i 288 punti base intraday, in aumento di 28 punti in una settimana; quelli su Softbank sono saliti di 24 punti in un giorno a quota 424. Anche gli spread su Amazon, Alphabet (casa madre di Google) e Meta sono ai massimi storici.
Alcuni media collegano la discesa recente dei rendimenti dei Treasury USA all’esplosione dei costi di finanziamento delle aziende AI, sottolineando che la pressione su titoli tecnologici e infrastrutture AI sta spostando la domanda verso asset rifugio come i Treasury.
Questo spiega perché i rendimenti dei Treasury possano scendere anche con dati d’inflazione elevati: normalmente, un aumento dell’inflazione porterebbe a rialzi dei tassi attesi e quindi a pressione sui Treasury; ma in periodi di forte aumento del rischio di credito e della volatilità azionaria, la domanda di rifugio può temporaneamente prevalere sull’inflazione, facendo salire i prezzi dei bond governativi.
La divergenza tra Treasury e corporate bond resta però significativa. Un calo dei rendimenti dei Treasury non implica una discesa uniforme dei costi di finanziamento per tutti; per le aziende AI con rating creditizio più basso e dipendenti da continue necessità di rifinanziamento, anche con tassi risk-free in discesa, l’allargamento degli spread di credito può comportare costi effettivi crescenti.
La sostenibilità del rally del mercato obbligazionario dipende ancora dal tira e molla tra rischio inflazione e rischio crescita
Il rimbalzo globale dei mercati obbligazionari di giovedì riflette un cambiamento nella logica di mercato: con le pressioni inflazionistiche ancora presenti, gli investitori iniziano a focalizzarsi maggiormente sull’effetto dei costi di finanziamento elevati su crescita, capacità di rimborso aziendale e stabilità dei mercati finanziari.
Se i prossimi dati sull’inflazione continueranno a mostrare pressioni, la Fed potrebbe dover mantenere una politica monetaria restrittiva o alzare ulteriormente i tassi, rinnovando la pressione al rialzo sui rendimenti Treasury. Al contrario, se il rischio di credito dovesse continuare a diffondersi, frenando finanziamenti e investimenti aziendali, la domanda di asset rifugio potrebbe continuare a supportare il prezzo dei Treasury.
La divergenza più interessante è che il calo dei rendimenti governativi può coesistere con il rialzo dei costi di credito delle aziende AI. Il primo riflette l’andamento del tasso risk-free e della domanda di rifugio, il secondo la rivalutazione del mercato sul merito creditizio e i modelli di business di specifiche imprese.
Per il mercato obbligazionario sarà importante osservare se l’inflazione americana riuscirà a raffreddarsi, se la crescita evidenzierà segnali più marcati di rallentamento e se gli investimenti infrastrutturali nell’AI sapranno soddisfare le aspettative di ritorno. Fino a quando questi segnali non saranno più chiari, il rapido calo dei rendimenti Treasury sembra più una ricerca di bilanciamento tra rischio inflazione e rischio crescita, piuttosto che una conferma della fine del rischio inflazionistico.
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