Come si evolverà il mercato nel resto del tempo nel 2026?
Golden Ten Data, 14 ottobre — Quali fattori potrebbero causare un forte ritracciamento dell’oro? Quali saranno i principali driver di mercato durante il resto del 2026? In questo articolo vengono analizzate queste variabili e si valutano le possibili performance del mercato in diversi scenari.
Lo scorso fine settimana ho discusso delle prospettive dell’oro e della logica del trade contro la svalutazione valutaria. Sono ottimista sull’oro e altri metalli preziosi perché la maggior parte delle economie sviluppate segue ormai politiche fiscali insostenibili. Tuttavia, la domanda che interessa maggiormente i lettori è: quali fattori farebbero scendere drasticamente il prezzo dell’oro? E, durante il resto del 2026, quali saranno i principali fattori a guidare il mercato? In questo articolo vengono analizzate queste variabili e vengono considerate le possibili reazioni in diversi scenari.
Secondo me, nel tempo rimanente fino al 2026, sono due i principali fattori di rischio che domineranno i mercati. Il primo è il prezzo del petrolio: assisteremo presto a una nuova impennata dei prezzi? Il secondo è la situazione in Francia, che sembra evolversi autonomamente e potrebbe diventare un rischio specifico indipendente. Ovviamente ci sono altri rischi sul mercato. Ad esempio, la Federal Reserve guidata da Waller, che potrebbe cambiare improvvisamente tono da accomodante a restrittivo. Inoltre, le elezioni di medio termine e la bolla dell’intelligenza artificiale: se la bolla dovesse scoppiare, ci sarebbe un forte impatto sul mercato. Tuttavia, se ci concentriamo sull’orizzonte temporale in questione, ovvero i prossimi tre mesi fino a fine anno, a mio giudizio i fattori principali da monitorare rimangono il prezzo del petrolio e la situazione francese.
La matrice degli scenari riportata sopra mostra le mie valutazioni per l’andamento del dollaro, dell’euro, dei rendimenti dei Treasury USA decennali, dell’oro e dell’indice S&P 500 (SPX) in diversi contesti. L’asse verticale distingue tra due situazioni: prezzi del petrolio in rialzo (fila superiore), o prezzi in calo (fila inferiore). L’asse orizzontale distingue tra due scenari: a sinistra, una crisi totale in Francia, a destra, la Francia riesce a mantenere la situazione sotto controllo (il miglior risultato sperabile dal mercato). Le percentuali in blu rappresentano le mie stime soggettive delle probabilità dei quattro scenari.
A mio avviso, il prezzo attuale del petrolio è relativamente alto: l’offerta è decisamente migliore rispetto ai mesi di marzo e aprile, ma le quotazioni sono tornate agli stessi livelli di allora. Quindi attribuisco una probabilità del 70% che il prezzo del petrolio scenda ulteriormente, e solo del 30% che continui a salire. Quanto alla possibilità che scoppi una crisi totale in Francia, la stimo al 30%, contro un 70% di probabilità che la situazione resti stabile.
I due scenari di maggiore volatilità di mercato si trovano nel quadrante in alto a sinistra e in quello in basso a destra della matrice.
Quadrante in alto a sinistra: i prezzi del petrolio schizzano mentre la crisi francese si aggrava. Il dollaro si rafforza nettamente; contemporaneamente, i capitali europei cercano rifugi sicuri, facendo salire il prezzo dell’oro.
Il quadro opposto, ossia prezzi del petrolio in calo e una situazione francese sotto controllo (quadrante in basso a destra), porterebbe il mercato ad abbandonare le aspettative di una Federal Reserve più restrittiva, con conseguente indebolimento del dollaro e forte beneficio per l’S&P 500.
Per l’oro, il quadrante più interessante è quello in basso a sinistra: i prezzi del petrolio calano, ma la crisi francese si verifica comunque. Da un lato, la discesa del petrolio favorisce il metallo giallo; dall’altro, le turbolenze nella zona euro incentivano l’acquisto di asset rifugio, con un doppio sostegno per i prezzi dell’oro.
Nel contesto più probabile (quadrante in basso a destra), l’S&P 500 avrebbe ampio spazio di crescita, mentre è molto probabile che il dollaro e i rendimenti dei Treasury decennali scendano.


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