Il vincitore del Premio Nobel avverte: la crisi del debito francese potrebbe essere "troppo grande per essere salvata", l’area euro di fronte a una crisi "esplosiva"
Il debito della Francia ha raggiunto i 3,6 trilioni di euro, pari al 119% del PIL, il livello più alto dalla nascita dell'euro. Paul Krugman, vincitore del premio Nobel per l'economia nel 2008, ha avvertito che la Francia sta percorrendo una strada di "insostenibilità fiscale" e potrebbe essere passata dall'essere "troppo grande per fallire" all'essere "troppo grande per essere salvata". La sua appartenenza all'area euro potrebbe scatenare una "crisi del debito esplosiva" e avere un impatto distruttivo sull'integrazione europea.
Paul Krugman, vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 2008, ha lanciato un allarme: le finanze pubbliche francesi stanno peggiorando e il Paese è sulla strada verso "l'insostenibilità fiscale", rischiando di essere passato da "troppo grande per fallire" a "troppo grande per essere salvato", uno scenario che, in caso di crisi, rappresenterebbe una grave minaccia per la stabilità complessiva dell’area euro.
Nel suo articolo pubblicato questa settimana su Substack, Krugman ha spiegato che il problema del debito francese non riguarda solo la Francia stessa, ma che l’appartenenza del Paese all’eurozona potrebbe scatenare una "crisi esplosiva del debito" e avere effetti dannosi sull’integrazione europea.
L’ex presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha quindi sollecitato tutte le forze politiche francesi ad "agire concretamente per dimostrare che la Francia, in quanto partecipante ai mercati, è responsabile", come condizione per ricostruire la fiducia degli investitori, fondamentale anche per attivare i meccanismi di sostegno dell’Eurotower.
Negli ultimi tempi i titoli di Stato francesi sono stati sotto pressione: lo spread tra i decennali francesi e tedeschi è salito ai livelli più alti dalla crisi del debito europeo del 2011-2012. Venerdì i bond francesi hanno registrato un lieve recupero, con il rendimento del decennale in calo di 3 punti base al 4,86%.
Difficoltà fiscali: alto debito, maxi deficit e il nodo dell’età pensionabile
Krugman sottolinea che la Francia si trova intrappolata in una combinazione di molteplici criticità fiscali.
Al momento, il debito francese ammonta a 3.600 miliardi di euro (circa 4.000 miliardi di dollari), pari al 119% del PIL, il livello più alto dall’introduzione dell’euro. Il governo non solo non è riuscito a tenere sotto controllo il debito, ma ha continuato ad aggravare il carico attraverso importanti disavanzi di bilancio e si trova ora a dover fronteggiare oneri finanziari in costante crescita.
Secondo Krugman, il vero nodo strutturale della Francia riguarda le politiche sull’età pensionabile. L’età per accedere alla pensione in Francia è tra le più basse delle principali economie dell’Europa occidentale; inoltre, Marine Le Pen, favorita alle prossime elezioni presidenziali, ha promesso di consentire ad alcune categorie di lavoratori di andare in pensione a 60 anni.
Krugman scrive che, di fatto, la Francia sta concedendo generosi sussidi alle generazioni più anziane a scapito di altri gruppi sociali. Allo stesso tempo, in numerose città stanno esplodendo proteste studentesche: il motivo scatenante sono la carenza di insegnanti, le aule sovraffollate e le scuole fatiscenti. "Non sorprende quindi l’ondata di manifestazioni studentesche diffuse su scala nazionale", commenta.
Il contagio: il deterioramento della fiducia può innescare un circolo vizioso sul debito
Krugman dettaglia i potenziali canali di trasmissione attraverso cui la situazione francese potrebbe far esplodere una crisi del debito sovrano nell’Eurozona, paragonandola a quella vissuta dal 2009 al 2012.
Descrive così la logica di questo circolo vizioso: se gli investitori smettono di acquistare i titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona, si diffonde la paura che il governo non sia in grado di ripagare i debiti; il timore di default provoca un’ulteriore fuga di capitali, fa salire i tassi e spinge la crisi verso esiti ancora più gravi.
Krugman sottolinea che nel 2012 la famosa frase di Mario Draghi, allora presidente della BCE, "whatever it takes" fu capace di stabilizzare i mercati in larga parte perché i Paesi dell’Europa del Sud accettarono di attuare "tagli di spesa molto significativi".
Il problema oggi, tuttavia, è che per la Francia, che continua a deviare dai parametri di responsabilità fiscale, un intervento di sostegno da parte della BCE sarebbe "estremamente costoso" e politicamente molto controverso.
Citando i dati dei Credit Default Swap (CDS), Krugman evidenzia che la probabilità implicita di default francese è solo dell’1,2%, ma definisce questo dato "sottostimato", e ritiene "altamente preoccupante" l’improvviso rialzo dei prezzi dei CDS.
Dichiarazioni delle parti: lo strumento TPI in sospeso, ma la Francia deve fare il primo passo
Di fronte alle preoccupazioni internazionali, BCE e funzionari francesi hanno preso posizione, ma con divergenze evidenti.
Questa settimana la presidente della BCE Christine Lagarde ha assicurato ai ministri finanziari dell’area euro che l’istituto monitora attentamente l’andamento dei mercati e dispone di strumenti per affrontare turbolenze inattese. Il ministro delle Finanze francese Roland Lescure ha però dichiarato che la Francia è ancora "molto lontana" dal dover richiedere l’intervento della BCE.
Intervistato, Trichet non ha direttamente commentato la valutazione di Krugman, ma ha ribadito che la BCE può contare su diversi strumenti, tra cui il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e il Transmission Protection Instrument (TPI).
Il TPI è stato introdotto nel 2022 proprio per garantire la stabilità in caso di tensioni sui mercati nell’area euro, ma non è mai stato attivato finora. Trichet precisa che per attivarlo, la Francia dovrebbe prima chiedere formalmente assistenza, cosa che finora le autorità di Parigi escludono categoricamente.
Trichet si è quindi rivolto a tutte le parti politiche francesi: "Invito tutte le forze politiche, qualunque sia il loro orientamento, a riconoscere che è il momento di dimostrare che la Francia si comporta in modo responsabile sui mercati". E ribadisce che il primo passo deve essere quello di "convincersi di essere sulla strada giusta", condizione imprescindibile per l’attivazione del TPI.
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