Il tasso dei mutui a 30 anni negli Stati Uniti supera il 7%! Le difficoltà nel mercato immobiliare si intensificano
Secondo i dati di Mortgage News Daily, il tasso medio dei mutui fissi a 30 anni negli Stati Uniti è salito al 7,24% il 16 settembre, con un notevole aumento di 27 punti base rispetto al 6,97% di una settimana prima. Il 17 settembre, tale tasso è leggermente sceso al 7,19%, ma rimane comunque ben al di sopra della soglia del 7%. Attualmente, i proprietari di case negli Stati Uniti si trovano nel dilemma di "perdere mutui a basso tasso di interesse se vendono la casa", con una conseguente ridotta disponibilità alla vendita. I prezzi delle case rimangono elevati e la situazione del mercato immobiliare si sta aggravando.
Il mercato immobiliare statunitense sta affrontando una forte pressione dovuta ai tassi d'interesse.
Secondo i dati di Mortgage News Daily, il tasso d'interesse medio sui mutui a tasso fisso trentennali negli Stati Uniti è salito al 7,24% il 16 settembre, con un marcato aumento di 27 punti base rispetto al 6,97% di una settimana prima. Il 17 settembre, tale tasso è leggermente diminuito al 7,19%, ma rimane comunque nettamente superiore alla soglia del 7%.

Nel frattempo, giovedì Freddie Mac ha riferito che nella settimana conclusasi il 17 settembre, il tasso medio dei mutui trentennali fissi negli Stati Uniti è salito al 6,95%, in aumento di 19 punti base rispetto al 6,76% della settimana precedente, segnando il livello più alto dal gennaio 2025.
Freddie Mac pubblica dati d'indagine su base settimanale, mentre Mortgage News Daily riflette maggiormente le transazioni effettive su base giornaliera; le due fonti presentano dunque differenze in termini di frequenza di campionamento e tempestività.
Secondo le analisi, un tasso d'interesse sui mutui intorno al 7% ha già inciso fortemente sulla possibilità di acquistare una casa; a luglio i costi abitativi negli Stati Uniti rappresentavano il 44% del reddito di una famiglia tipica, ben al di sopra del livello del 30% generalmente considerato sostenibile.
Come riportato in un articolo precedente da Wallstreetcn, le vendite di case esistenti negli Stati Uniti ad agosto sono diminuite del 2% su base mensile, registrando il livello più basso da oltre un anno, mentre il ciclo di smaltimento dell’invenduto ha raggiunto il punto più elevato degli ultimi dieci anni.
I rendimenti dei Treasury statunitensi a lunga scadenza restano una variabile chiave
I tassi d’interesse sui mutui negli Stati Uniti sono strettamente legati ai rendimenti dei Treasury a lunga scadenza.
Mercoledì la Federal Reserve ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base, il primo aumento dei tassi da luglio 2023. Giovedì i rendimenti dei Treasury hanno registrato una lieve flessione rispetto a mercoledì ma sono rimasti su livelli elevati; al momento della pubblicazione, il rendimento dei Treasury decennali si attestava al 4,94% e quello dei trentennali al 5,29%.

Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari; i massicci investimenti in capitale nel settore AI hanno portato le aziende a emettere grandi volumi di obbligazioni, generando competizione per i capitali, e i prezzi elevati del petrolio hanno rafforzato le aspettative di un'inflazione più alta e duratura — questi fattori strutturali, insieme, alimentano l’aumento dei tassi a lunga scadenza.
Da un lato, la pressione delle rate mensili diminuisce direttamente la propensione all’acquisto; dall’altro, i proprietari che negli anni scorsi hanno rinegoziato il mutuo a tassi inferiori della metà rispetto agli attuali si trovano nella situazione di “perdere il prestito a basso tasso in caso di vendita”, e tendono quindi a restare fermi.
Attualmente, i prezzi delle case negli Stati Uniti restano elevati e i tassi sui mutui sono alti; molti proprietari si trovano di fronte al dilemma di “perdere il mutuo a basso tasso se vendono l’immobile”, risultando poco propensi a vendere. Il mercato immobiliare affronta così una doppia pressione: “prezzi troppo alti per comprare, poca offerta per vendere”.
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