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La situazione tra Stati Uniti e Iran riaccende i timori di inflazione, il Brent sale a 95 dollari, il mercato obbligazionario globale subisce forti vendite e la borsa sudcoreana cala del 4%.

La situazione tra Stati Uniti e Iran riaccende i timori di inflazione, il Brent sale a 95 dollari, il mercato obbligazionario globale subisce forti vendite e la borsa sudcoreana cala del 4%.

华尔街见闻华尔街见闻2026/09/02 05:36
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Per:华尔街见闻

Il conflitto militare tra Stati Uniti e Iran si riaccende, i prezzi del petrolio aumentano bruscamente, le preoccupazioni per l'inflazione e le aspettative di un rialzo dei tassi di interesse si rafforzano entrambe, i rendimenti dei principali mercati obbligazionari come quelli statunitensi, giapponesi e australiani salgono ai livelli più alti degli ultimi dieci o addirittura diversi decenni. Il KOSPI sudcoreano amplia le perdite fino al 4%, sia SK Hynix che Samsung Electronics registrano cali superiori al 4%. Il Brent cresce dell'1% a 95,61 dollari al barile, i prezzi del diesel salgono al livello più alto degli ultimi quattro mesi e i prezzi del gas naturale in Europa raggiungono il massimo dal 2023.

Il mercato obbligazionario globale sta vivendo una delle più violente ondate di vendita degli ultimi decenni. Con la riaccensione degli scontri militari tra USA e Iran e il balzo del prezzo del petrolio, le preoccupazioni per l’inflazione e le aspettative di rialzi dei tassi si sono rafforzate simultaneamente, portando i rendimenti delle obbligazioni statunitensi, giapponesi, australiane e di altri principali mercati a livelli massimi da dieci o più anni, mentre le borse dell’Asia-Pacifico subiscono pressioni e i timori riguardo le prospettive degli asset rischiosi si intensificano notevolmente.

Il rendimento dei Treasury decennali USA è salito al 4,81%, registrando il massimo degli ultimi tre anni e avvicinandosi ulteriormente al livello psicologico chiave del 5% osservato dal mercato. Parallelamente, il rendimento dei titoli giapponesi a 10 anni ha superato il 3%, per la prima volta dal 1996, mentre quello australiano si è portato al 5,25%, toccando il massimo dal 2011. Il Brent è aumentato dell’1% a 95,61 dollari al barile, i prezzi del diesel sono saliti al massimo di oltre quattro mesi e il prezzo del gas naturale europeo ha raggiunto il livello più alto dal 2023.

Il brusco peggioramento del sentiment del mercato ha colpito direttamente le borse. L’indice MSCI Asia Pacifico è sceso del 2% avvicinandosi ai minimi di una settimana, il KOSPI coreano ha ampliato la perdita al 4%, con SK Hynix e Samsung Electronics entrambe in calo di oltre il 4%; anche il Nikkei 225 ha ampliato il ribasso della giornata al 3%. I futures europei indicano anch’essi un ulteriore indebolimento.

“Il clima di debolezza che caratterizza i mercati stamane deriva chiaramente dalla rinnovata apprensione per lo Stretto di Hormuz e dal doppio effetto della risalita dei rendimenti obbligazionari globali”, ha affermato Homin Lee, senior macro strategist di Lombard Odier a Singapore. Egli mantiene tuttavia una visione costruttiva sui mercati dell’Asia Pacifico, soprattutto del Nord Asia, perché “i fondamentali degli utili restano solidi”.

  • L’indice KOSPI di Seoul ha ampliato la perdita al 4%; sia SK Hynix che Samsung Electronics sono in calo di oltre il 4%. Il Nikkei 225 amplia il calo giornaliero al 3%.
  • Il rendimento del Treasury USA a 10 anni sale al 4,81%, facendo segnare un nuovo massimo di quasi tre anni.
  • Il rendimento del titolo giapponese a 10 anni supera il 3%, primo caso dal 1996; quello australiano sale al 5,25%, a un massimo da 2011.
  • I futures sul Bund tedesco scendono al minimo dal 2011, quelli francesi OAT ai livelli più bassi mai registrati, mentre il rendimento dei titoli di Stato britannici ha toccato martedì il massimo dal 2008.
  • Il Brent cresce dell’1% fino a 95,61 dollari al barile, dopo un rialzo di quasi il 6% nella sessione precedente, avvicinandosi al quarto giorno consecutivo di guadagni.
  • I prezzi del diesel toccano il massimo da oltre quattro mesi, mentre il prezzo del gas naturale europeo sale anch’esso al livello più alto dal 2023.
  • L’oro spot scende dello 0,5% a 4306,90 dollari l’oncia.
  • Bitcoin sale dello 0,1%, quotato a 77.508,32 dollari.

Scontri tra USA e Iran riaccendono i timori sull’inflazione a causa del balzo del petrolio

La causa scatenante della nuova ondata di vendite è rappresentata dall’improvviso aggravarsi della situazione in Medio Oriente. L’esercito statunitense ha confermato una serie di attacchi contro l’Iran, che ha risposto annunciando un attacco missilistico contro una base aerea americana situata in Giordania. Questa sequenza di scontri rompe una relativa calma che durava da settimane, periodo durante il quale l’amministrazione Trump aveva progressivamente spostato l’accento sulla pressione economica piuttosto che sulle azioni militari contro Tehran.

Il mercato energetico ha reagito con prontezza. Il Brent è aumentato dell’1% fino a 95,61 dollari al barile, dopo aver guadagnato quasi il 6% nella sessione precedente e avviandosi verso il quarto giorno consecutivo di rialzi. I prezzi del diesel si sono spinti ai livelli più alti da oltre quattro mesi, mentre quelli del gas naturale europeo sono ai massimi dal 2023, con il mercato che teme una possibile interruzione delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz.

La situazione tra Stati Uniti e Iran riaccende i timori di inflazione, il Brent sale a 95 dollari, il mercato obbligazionario globale subisce forti vendite e la borsa sudcoreana cala del 4%. image 0

“Il clima di debolezza che caratterizza i mercati stamane deriva chiaramente dalla rinnovata apprensione per lo Stretto di Hormuz e dalla simultanea risalita dei rendimenti obbligazionari globali”, ha dichiarato Homin Lee, senior macro strategist di Lombard Odier a Singapore. Egli sottolinea di mantenere una posizione costruttiva sui mercati asiatici, soprattutto nel Nord Asia, per via dei “solidi fondamentali degli utili”.

Rialzo delle aspettative sui tassi, diverse banche centrali sotto pressione

L’aumento costante dei prezzi dell’energia si è sommato all’alta pressione inflazionistica già esistente, spingendo i mercati ad alzare bruscamente le aspettative sui rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali globali.

Dopo il discorso hawkish del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole della scorsa settimana, la probabilità di un rialzo della Fed a settembre è salita al 70%. Il mercato dei derivati swap incorpora quasi interamente un rialzo della BCE previsto per il 10 settembre, assegna una probabilità del 65% a un rialzo della Reserve Bank of Australia il 29 settembre, mentre quello della Bank of Japan del 18 settembre è già prezzato completamente. Il rendimento dei Treasury USA a 2 anni è salito al 4,41%, il livello più alto da gennaio 2025.

La situazione tra Stati Uniti e Iran riaccende i timori di inflazione, il Brent sale a 95 dollari, il mercato obbligazionario globale subisce forti vendite e la borsa sudcoreana cala del 4%. image 1

Krishna Guha, vicepresidente di Evercore ISI e responsabile della strategia sulle banche centrali, afferma chiaramente che, al momento, la Fed attribuisce massima attenzione all’inflazione: il peso del petrolio e dei rendimenti obbligazionari nelle decisioni supera quello dei dati sull’occupazione. Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade, scrive nel suo rapporto: “L’aumento dei rendimenti obbligazionari globali è diventato la narrativa dominante questa settimana. Rendimenti più alti non aiutano la crescita economica né i profitti aziendali: è difficile immaginare che gli asset rischiosi possano salire stabilmente mentre i rendimenti continuano la loro salita incontrollata.”

Il boom di debito nell’IA aggrava la pressione sui bond

L’attuale ondata di vendita dei titoli obbligazionari non è dovuta solo a fattori geopolitici; anche le attività di finanziamento su larga scala del settore tecnologico rappresentano una forza strutturale non trascurabile.

I grandi colossi tech stanno emettendo obbligazioni per finanziare lo sviluppo delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, accentuando ulteriormente la pressione sull’offerta di debito sovrano. Secondo Reuters, Naka Matsuzawa, chief macro strategist di Nomura a Tokyo, sottolinea che le grandi aziende tecnologiche sono disposte a finanziarsi a tassi elevati, contribuendo così a incrementare i rendimenti su tutte le scadenze. Il focus del mercato si sposta ora sulla capacità della crescita economica di sostenere livelli di tassi più alti. “Il salto di produttività guidato dall’IA deve tradursi in salari più alti”, afferma, aggiungendo che solo così le economie potranno sopportare tassi d’interesse maggiori.

Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo, avverte invece che gli investitori obbligazionari domandano premi più elevati per i rischi di inflazione e di bilancio pubblico: “Questo significa che le vendite potrebbero anche eccedere, e un rendimento del Treasury USA a 10 anni al 5% sembra sempre più probabile: solo quando i rendimenti diventeranno abbastanza attraenti potranno riaccendersi gli acquisti”.

Anche Mark Cranfield, strategist di Bloomberg, osserva che con il rendimento dei Treasury USA tornato ai livelli di ottobre 2023, gli investitori ricorderanno che in quel periodo il rendimento si fermò intorno al 5,02%. “I trader del reddito fisso si aspettano che, se il 5% tornerà, in quell’area si presenteranno acquisti direzionali”.

I Paesi con maggiori pressioni fiscali sono i più colpiti, Giappone, Regno Unito e Francia particolarmente vulnerabili

L’attuale rialzo globale dei rendimenti rappresenta una sfida particolarmente gravosa per le economie sovrane che soffrono già di una situazione fiscale sotto pressione.

Il rendimento decennale giapponese ha superato la soglia del 3%, massimo in 30 anni, attirando l’attenzione sulle politiche aggressive d’investimento del primo ministro Sanae Takaichi. I futures sul Bund tedesco sono scesi sui minimi dal 2011, quelli francesi OAT sui livelli storicamente più bassi, mentre i rendimenti dei titoli britannici hanno toccato martedì i massimi dal 2008.

La situazione tra Stati Uniti e Iran riaccende i timori di inflazione, il Brent sale a 95 dollari, il mercato obbligazionario globale subisce forti vendite e la borsa sudcoreana cala del 4%. image 2

Fred Neumann, chief economist per l’Asia di HSBC, sottolinea che l’aumento dei JGB riflette non solo le preoccupazioni degli investitori sulla situazione fiscale del Giappone, ma anche le pressioni globali a carico dei costi di finanziamento a lungo termine. Chanana evidenzia ulteriormente: “Giappone e Regno Unito risultano in prima linea, poiché l'aumento dei rendimenti collide direttamente con pressioni fiscali e cambi della politica monetaria; anche la Francia, per via della sua traiettoria del debito, appare in una posizione vulnerabile”.

Rajeev De Mello, gestore della strategia globale macro di Gama Asset Management, riassume: “I rendimenti obbligazionari erano già in salita; gli scontri tra USA e Iran, con il conseguente impatto sui prezzi del petrolio, aumentano le preoccupazioni per il mercato obbligazionario. Ai livelli attuali, i rendimenti più alti rappresentano un vento contrario evidente per i mercati azionari asiatici, specialmente per i titoli tecnologici con una duration più estesa”.

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