L'investimento di Nvidia in MediaTek stimola il settore tecnologico, le azioni di MediaTek salgono del 9,9%, mentre la situazione in Medio Oriente esercita pressione sui mercati obbligazionari asiatici
Nvidia ha investito 3,5 miliardi di dollari in MediaTek sotto forma di obbligazioni convertibili, stimolando il rialzo delle azioni di MediaTek sulla Borsa di Taiwan fino al limite massimo. L’aumento dei prezzi del petrolio, insieme alla riaffermazione da parte del presidente della Federal Reserve, Waller, della posizione restrittiva contro l’inflazione, ha intensificato le scommesse su un possibile aumento dei tassi d’interesse a settembre. I mercati obbligazionari asiatici sono stati sotto pressione: il rendimento dei titoli di stato giapponesi a 10 anni si sta avvicinando ai massimi degli ultimi trent’anni, mentre la svalutazione dello yen continua.
Nvidia ha investito 3,5 miliardi di dollari in MediaTek, stimolando un rally del titolo fino al limite massimo consentito e guidando il settore tecnologico dell’Asia-Pacifico. Nel frattempo, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno nuovamente fatto salire i prezzi del petrolio, mettendo sotto pressione le obbligazioni asiatiche; le preoccupazioni sull’inflazione e le aspettative di rialzi dei tassi stanno alimentando la cautela tra gli investitori.
Martedì, le azioni di MediaTek sono salite del 10% alla Borsa di Taipei, toccando il limite quotidiano di rialzo. L’investimento di Nvidia è stato perfezionato tramite obbligazioni convertibili, rappresentando il più grande investimento diretto della sua storia fuori dagli Stati Uniti, comunemente considerato come una forte conferma della trasformazione strategica di MediaTek verso i chip AI.

Nel frattempo, la brusca escalation della situazione in Medio Oriente ha gettato un’ombra sui mercati. Il Brent ha continuato a salire durante le contrattazioni asiatiche, superando i 91 dollari al barile, mentre Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi per la prima volta in circa un mese, compromettendo le prospettive di una normalizzazione della navigazione nello Stretto di Hormuz.
L’aumento dei prezzi del petrolio aggrava le preoccupazioni sull’inflazione; insieme alla riaffermazione della posizione anti-inflazionistica della Fed da parte del presidente Walshe alla conferenza di Jackson Hole, il mercato monetario scommette maggiormente su un rialzo dei tassi a settembre, mettendo così sotto pressione le obbligazioni governative asiatiche, mentre i rendimenti di Giappone, Australia e Nuova Zelanda salgono di pari passo con quelli dei Treasury americani.
Nvidia acquista una partecipazione in MediaTek, la più grande operazione sui chip AI
Secondo Notizie di Wall Street, lunedì MediaTek ha annunciato di aver completato un’emissione di obbligazioni convertibili in dollari per un valore complessivo di 3,9 miliardi, di cui Nvidia ha sottoscritto 3,5 miliardi. Alphabet e altri investitori hanno partecipato all’operazione, anche se gli importi precisi non sono stati comunicati.
Questa mossa di Nvidia rappresenta il suo maggior investimento diretto fuori dagli Stati Uniti e viene comunemente interpretata come il riconoscimento della strategia di trasformazione di MediaTek verso i semiconduttori AI. Francis Tan, Chief Strategist Wealth Management di Crédit Agricole Singapore, ha affermato:
Quest’investimento rappresenta una forte conferma strategica a favore di MediaTek, rafforzando ulteriormente la transizione dell’azienda da leader nei chip per smartphone a realtà più ampia nel settore dei semiconduttori AI.
Il CEO di MediaTek Rick Tsai ha dichiarato che, dopo l’ingresso di Nvidia, il business dei chip AI della società potrà crescere più rapidamente.
MediaTek aveva già fissato per quest’anno l’obiettivo di 2 miliardi di dollari di ricavi per i chip AI custom e punta al 15% della quota di mercato entro il 2027 in un mercato che vale 80 miliardi.
All’inizio di quest’anno, MediaTek aveva già avviato una collaborazione con Google, controllata da Alphabet; alcuni analisti ipotizzano che SpaceX possa diventare il suo prossimo cliente AI.
Rendimenti dei titoli giapponesi ai massimi di trent’anni; pressione sullo yen
Il mercato obbligazionario asiatico è stato oggetto di forti pressioni martedì. Il rendimento del Treasury decennale USA è salito di 2 punti base al 4,77%, segnando il livello più alto dal gennaio 2025.

Il rendimento del decennale giapponese è salito al 2,965%, dopo aver già toccato negli scorsi scambi i massimi di trent’anni, a soli 6 punti base dal livello chiave del 3%. Anche il rendimento del decennale australiano è avanzato di 7 punti base, raggiungendo il 5,16%.
Per lo yen, il cambio con il dollaro si è mantenuto intorno a quota 159,67; più della metà degli apprezzamenti accumulati a fine luglio, in seguito all’intervento record delle autorità, sono stati persi. Il livello psicologico di 160 sta nuovamente accendendo l’attenzione del mercato sull’eventualità di ulteriori interventi ufficiali.

Secondo quanto riportato da NHK, il Segretario al Tesoro USA Besent, in un incontro con il Ministro delle Finanze giapponese e il governatore della Banca del Giappone Kazuo Ueda, ha chiaramente affermato che il Giappone necessita di ulteriori rialzi dei tassi.
Per quanto riguarda la politica monetaria, i mercati sono in attesa dei dati sull’occupazione non agricola USA di agosto che saranno pubblicati questo venerdì. Andrew Tyler di JP Morgan ha dichiarato che tali dati sono “cruciali”, ma che sarà l’indice dei prezzi al consumo, in uscita l’11 settembre, ad assumere un significato ancora più decisivo, poiché Walshe ritiene che l’economia statunitense sia già in una situazione di piena occupazione.
Tyler assume una posizione “tatticamente prudente” sulle azioni statunitensi nelle prossime settimane, ma valuta ancora favorevolmente il quadro generale dei dati macro e dei risultati societari. Anche Chris Larkin di E*Trade (Morgan Stanley) avverte che, se i dati sull’occupazione dovessero sorprendere al rialzo, i mercati potrebbero interpretarli negativamente poiché rafforzerebbero le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi.
Petrolio in rialzo, oro ancora sotto pressione
Nel comparto energetico, la brusca escalation in Medio Oriente rappresenta il principale motore della crescita dei prezzi del petrolio.
L’esercito statunitense ha colpito un’isola nello Stretto di Hormuz, a cui l’Iran ha risposto con attacchi contro Emirati Arabi Uniti e Giordania: è la prima volta in circa un mese che i due Paesi si scambiano attacchi diretti.
Lo Stretto di Hormuz è una delle principali vie di transito globale per il petrolio, e la recente escalation militare riduce ulteriormente le prospettive di un ritorno alla normalità delle spedizioni. Il Brent ha superato i 91 dollari al barile durante la sessione, mentre il WTI è salito di circa l’1% a 86,61 dollari al barile.

Per quanto riguarda i metalli preziosi, l’oro spot è salito temporaneamente dello 0,5% circa fino a 4.460 dollari l’oncia, per poi tornare in calo intraday dello 0,2%.

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