La Federal Reserve di Walsh adotta una posizione da falco, ma in realtà saranno i dati a decidere.
Huitong Finance 31 agosto—— Walsh a Jackson Hole rilascia un segnale forte: ma alla fine la decisione sarà ancora dettata dai dati, e dopo tutto quello che è stato detto, la Federal Reserve si baserà sostanzialmente sui prossimi dati su Non Farm Payroll e CPI per decidere se alzare i tassi.
Il 28 agosto 2026, il presidente della Federal Reserve, Kevin Walsh, ha tenuto un keynote speech al simposio globale delle banche centrali di Jackson Hole.
Ha cambiato il tono delle precedenti dichiarazioni di politica generica, trasmettendo una posizione falco chiara e decisa, affermando apertamente che la Federal Reserve è pronta a un rialzo dei tassi in qualsiasi momento ("siamo sempre pronti a intervenire"), con l’obiettivo fermo di riportare l’inflazione al 2%.
Questo intervento è stato visto dal mercato come un punto di svolta importante nella politica monetaria della Fed, ridefinendo completamente le aspettative sui tassi della prossima riunione di settembre e colpendo direttamente il dollaro, i Treasury USA e le principali asset class.
È stato il primo intervento ufficiale di grande rilievo a Jackson Hole di Walsh da quando è diventato presidente della Federal Reserve.
Rispetto alla conferenza stampa di luglio, caratterizzata da toni più prudenti e evasivi, questo discorso si è distinto per la sua determinazione ed è stato definito come “un cambio di passo epocale di politica”, ripristinando in modo significativo la credibilità della Fed precedentemente compromessa.
In altre parole: ignoro i dati finora che avrebbero favorito un taglio dei tassi, legati a un’inflazione sotto controllo o a un indebolimento dell’occupazione, ora guardiamo solo ai dati che verranno.
Difesa ferrea dell’obiettivo del 2% di inflazione, respinta la narrativa del “miglioramento sostanziale”
Nel suo intervento, Walsh ha ribadito che l’obiettivo del 2% di inflazione, misurato dall’indice PCE (Personal Consumption Expenditures), è un parametro assolutamente rigido e imprescindibile per la Fed.
Rispondendo le letture ottimistiche di mercato sui cali estivi dell’inflazione, le ha apertamente smentite, ammettendo che la situazione attuale rimane severa.
I dati mostrano che a luglio l’indice PCE è cresciuto su base annua del 3,7%, con uno scostamento dall’obiettivo che dura da ben 65 mesi.
Secondo Walsh, i dati CPI e PCE migliori delle aspettative di questa estate rappresentano solo una volatilità temporanea. Analizzando le 199 componenti del PCE, ha sottolineato che negli ultimi 12 mesi il 58% dei beni e servizi ha ancora registrato rialzi superiori al 3% (seppur scesi al 49% negli ultimi sei mesi), a riprova che l’effetto a catena dell’inflazione è ancora radicato.
Inoltre, Walsh ha tralasciato gli indicatori ritardati come l’aumento dei salari, chiarendo che si affiderà prima di tutto a dati prospettici e in tempo reale, per assicurare che gli aggiustamenti di politica siano in linea con i fondamentali.
“Fed rialza i tassi” contro “Casa Bianca compra titoli di Stato”: emergono le profonde dinamiche tra Fisco e Banca Centrale
Questo discorso riflette un possibile braccio di ferro tra Federal Reserve (Walsh) e Tesoro/Casa Bianca (Besant) sul controllo delle condizioni finanziarie:
Le richieste della Casa Bianca (politica fiscale accomodante): il Segretario al Tesoro Besant sta tentando, tramite interventi come l’emissione di titoli a breve e il riacquisto di bond a lungo termine (“Treasury Twist”), di forzare un calo dei rendimenti sulle obbligazioni a lunga durata per alleggerire il debito pubblico e favorire una “discesa dei tassi” attraverso la liquidità fornita all’economia reale.
La posizione della Fed (stretta monetaria): l’espansione della liquidità da parte della Casa Bianca allenta le condizioni finanziarie generali, complicando gli sforzi anti-inflazione.
Nell’intervento, Walsh ha affermato apertamente che il contesto finanziario odierno “difficilmente può definirsi restrittivo”, lanciando l’avvertimento di essere “pronto a rialzare i tassi in qualsiasi momento”—in pratica, un messaggio in chiave di contenimento e di risposta inversa alla Casa Bianca, ovvero contrastando gli effetti fiscali con rialzi dei tassi a breve, per mantenere la leadership della Banca Centrale sulla politica monetaria.
Questo schema di “Casa Bianca che apre la strada (allentando) e Fed che scava dietro (stringendo)” ha portato a un allargamento dello spread USA-Giappone e al rimbalzo dei rendimenti sulle lunghe scadenze dei Treasury, decretando il fallimento del tentativo del Tesoro di imporre unilateralmente un “allentamento tramite liquidità”.
Il doppio dilemma dei dati: rimane suspense sulla decisione di settembre
Dopo il discorso, la probabilità stimata dal mercato di un aumento dei tassi di 25 punti base a settembre è balzata dal 35% al 58%, con la fascia attuale dei tassi di riferimento, tra 3,50%-3,75%, potenzialmente in rottura al rialzo.
Percorso verso rialzo: se i dati su Non Farm Payroll di agosto risultano forti e il CPI dell’8 agosto mostra un’inflazione più persistente del previsto, la Fed alzerà i tassi senza esitazione per domare definitivamente le aspettative sull’inflazione.
Percorso invariato o di svolta: la fermezza di Walsh serve in realtà a “costruire opzioni di policy (Optionality)”. Se i Non Farm Payroll di agosto saranno decisamente deboli o il core CPI mostrerà un rallentamento significativo e oltre le attese, la Fed, basandosi su un approccio guidato dai dati, potrà sospendere i rialzi o attendere.
In definitiva, molte cose erano già state dette:
Nel complesso, il debutto di Walsh a Jackson Hole ha sancito la linea della Fed: “inflazione come priorità, approccio guidato dai dati, pronti a rialzare i tassi in qualsiasi momento”.
Tuttavia la politica resta tutta data-driven, e l’esito dipenderà dai prossimi dati Non Farm Payroll e CPI: i dati precedenti e le revisioni contano poco, tutto si giocherà su questi due risultati all’inizio di settembre.
I prossimi dati su Non Farm Payroll e CPI di agosto saranno quindi decisivi non solo per testare la determinazione anti-inflazione della Federal Reserve, ma anche per segnare la direzione finale di questa “lotta tra Fisco e Banca Centrale”.
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