Gli economisti della Federal Reserve di San Francisco stimano il tasso d'interesse neutro a medio termine all'1,5%, suggerendo che la politica della Federal Reserve sia "accomodante".
Secondo una recente ricerca condotta dall'economista Vasco Cúrdia della Federal Reserve di San Francisco, il tasso d'interesse neutrale a medio termine dell'economia statunitense si aggira intorno all'1,5%.
Secondo quanto riportato da Zhihu Finance APP, una recente ricerca dell’economista Vasco Cúrdia della Federal Reserve di San Francisco stima che il tasso di interesse neutrale di medio termine dell’economia statunitense sia intorno all’1,5%, anche se questa stima è caratterizzata da un’elevata incertezza. Tale valore suggerisce che, attualmente, la politica dei tassi della Federal Reserve potrebbe essere in uno stato espansivo.
Questo indicatore mira a misurare il tasso naturale nel medio termine ed è un parametro di riferimento importante per valutare se la politica monetaria sia restrittiva o accomodante. La Federal Reserve di San Francisco definisce il tasso naturale come il tasso di interesse reale a breve termine quando l’economia cresce al proprio potenziale.
Cosa significa un tasso d’interesse neutrale dell’1,5%?
Lo studio di Cúrdia adotta un metodo di calcolo su base di medio termine che mira ad attenuare le forti oscillazioni e il rumore statistico tipici delle stime di breve termine. Il valore dell’1,5% ottenuto con questo approccio è nettamente superiore a quanto suggerito da alcuni modelli precedenti.
Supponendo che il tasso d’inflazione potenziale sia almeno del 2,5%, allora un tasso neutrale reale dell’1,5% corrisponderebbe a un tasso di politica monetaria nominale di circa il 4%. In altre parole, quando il tasso della Federal Reserve è inferiore al 4%, la politica monetaria risulta ancora teoricamente espansiva; al contrario, se supera il 4%, inizia a esercitare una funzione restrittiva sull’economia.
Attualmente, il tasso di riferimento della Federal Reserve è mantenuto nel range tra il 3,5% e il 3,75%. In altre parole, oggi la Federal Reserve non sta “frenando”, anzi sta ancora “premendo sull’acceleratore”.
Questa conclusione è in netta contrapposizione con l’opinione attuale di molti funzionari della Federal Reserve, secondo cui la politica monetaria si troverebbe in una fascia restrittiva o, al massimo, vicina alla neutralità.
I grandi cambiamenti nella stima del tasso naturale
La ricerca di Cúrdia mostra inoltre che le stime del tasso naturale hanno subito notevoli variazioni nel tempo. Come si vede dal grafico qui sotto, tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90 i valori stimati erano piuttosto elevati; attorno alla crisi finanziaria globale del 2008, le stime sono scese in territorio negativo, per poi risalire gradualmente negli ultimi anni.

È importante sottolineare che il tasso d’interesse neutrale non è una variabile osservabile direttamente nell’economia, bensì un valore teorico ottenuto tramite stime basate su determinati modelli economici. Differenze nella struttura dei modelli, nella scelta dei dati o nelle ipotesi dei parametri possono portare a risultati significativamente diversi.
Cúrdia ammette inoltre che la stima pari all’1,5% presenta ancora una notevole incertezza.
Il mercato prevede ancora che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi a settembre
Attualmente, i prezzi di mercato mostrano una probabilità di circa il 69% che la Federal Reserve lasci invariati i tassi a settembre; per la riunione di dicembre, gli investitori si aspettano un solo ulteriore aumento nel corso dell’anno. I dati su CPI, PPI e occupazione statunitensi segnalano tutti una decelerazione, inducendo il mercato a rivalutare la necessità di ulteriori strette da parte della Federal Reserve.
Goldman Sachs ritiene che, prima della riunione di settembre, il Federal Open Market Committee non avrà abbastanza membri disposti ad assumere una posizione hawkish da giustificare un rialzo dei tassi. A meno che i dati economici per il mese di agosto in arrivo non sorprendano con forti deviazioni, la Federal Reserve dovrebbe mantenere i tassi invariati.
È degno di nota che il mercato dei Treasury USA sta attraversando una forte volatilità: il rendimento dei Treasury trentennali statunitensi ha raggiunto il 5,3%, il livello più alto dal 2007, riflettendo profonde preoccupazioni del mercato circa l’inflazione di lungo periodo, il deficit fiscale e il percorso della politica della Federal Reserve. Questo fenomeno segnala una profonda rivalutazione della logica di prezzo dei Treasury USA e pone la Federal Reserve di fronte a una situazione di policy senza precedenti.
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