Lo yen scende sotto la soglia dei 163, raggiungendo il minimo degli ultimi 40 anni; il Ministro delle Finanze giapponese avverte che verranno prese "azioni audaci"
Il ministro delle Finanze giapponese, Kaori Katayama, ha avvertito che verranno adottate "azioni audaci", ma la reazione del mercato è stata tiepida e la maggior parte dei trader ritiene che l'intervento verbale abbia un'efficacia limitata. L'attuale deprezzamento è stato determinato dal peggioramento della situazione tra Stati Uniti e Iran, dal balzo dei prezzi del petrolio e dal rafforzamento del dollaro, a cui si è aggiunto l'inaspettato allargamento del disavanzo commerciale giapponese a 2,5 miliardi di dollari a giugno. Secondo le analisi, il mercato sta testando attivamente la reale volontà delle autorità di intervenire e il rischio di una discesa ulteriormente dello yen persiste.
Il tasso di cambio dello yen continua a essere sotto pressione, scendendo ai minimi degli ultimi quasi quarant'anni, mentre l'efficacia delle sole dichiarazioni verbali delle autorità giapponesi appare sempre più limitata.
Mercoledì il cambio yen-dollaro è sceso sotto la soglia di 163, toccando un nuovo minimo degli ultimi 40 anni. Il Ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha immediatamente avvertito in conferenza stampa che le autorità sono sempre pronte a prendere "azioni appropriate e decise", ma gli operatori di mercato ritengono che tali dichiarazioni abbiano avuto un impatto pressoché nullo sul cambio. Il principale fattore scatenante di questa fase di deprezzamento è stato il repentino peggioramento della situazione tra USA e Iran, che ha rafforzato l'avversione al rischio e provocato un massiccio spostamento di capitali verso il dollaro.

Questa nuova rottura tecnica dello yen mette ulteriormente in luce la vulnerabilità dell’economia giapponese agli shock geopolitici. I dati ufficiali del governo mostrano che il deficit commerciale giapponese di giugno è sorprendentemente aumentato a 2,5 miliardi di dollari, più del doppio rispetto alle attese degli analisti. Contemporaneamente, l’impennata dei prezzi del petrolio ha alimentato le aspettative di un rialzo anticipato dei tassi da parte della Federal Reserve, rafforzando così il dollaro e gravando ulteriormente sullo yen.
Secondo gli operatori di mercato, poiché gli avvertimenti verbali risultano sempre meno efficaci, gli investitori stanno attivamente testando la reale propensione delle autorità giapponesi a intervenire, lasciando ancora intatto il rischio di ulteriori ribassi per lo yen.
Efficacia dubbia degli avvertimenti, il mercato mette alla prova la soglia d’intervento
Secondo il Financial Times, Katayama ha dichiarato nella conferenza stampa di mercoledì che la posizione del Giappone sulla possibilità di un intervento "rimane invariata" e che "qualora fosse necessario" saranno adottate misure. Ha inoltre descritto la situazione attuale come "un rapido deterioramento tra USA e Iran - un peggioramento imprevisto a livello globale - che ha creato un contesto estremamente difficile".
Tuttavia, gli operatori hanno reagito con freddezza a tali dichiarazioni. Secondo quanto riportato, diversi trader di Tokyo affermano che l’avvertimento di Katayama ha avuto uno scarso impatto sul dollaro-yen, tanto da essere interpretato dal mercato quasi come un "invito" a testare fino a che punto le autorità siano davvero disposte a intervenire.
Yujiro Goto, capo analista FX di Nomura Securities a Tokyo, ha dichiarato:
"Poiché non abbiamo sentito alcun segnale forte di intervento verbale dal direttore generale della Direzione Internazionale del Ministero delle Finanze, Atsushi Mimura, il mercato sta attivamente testando la soglia di intervento delle autorità giapponesi. Prima eravamo a 162 yen, ora siamo arrivati a 163; è chiaro che il livello di intervento si è spostato più in alto rispetto ad aprile o maggio."
L’ultima volta che il Giappone è intervenuto direttamente sul mercato è stato da fine aprile a fine maggio di quest’anno, con un intervento di 11,73 trilioni di yen (circa 71,9 miliardi di dollari), provocando un forte rimbalzo dello yen. Tuttavia, tale effetto si è esaurito già all’inizio di giugno, dopodiché lo yen ha ripreso a deprezzarsi, infrangendo ripetutamente livelli minimi toccati decenni fa.
All’inizio di luglio, lo yen ha infranto la soglia dei 162 - un livello che in precedenza aveva spinto le autorità a intervenire e che il mercato considerava una "linea rossa invalicabile". Ma le autorità non sono intervenute e gli analisti hanno quindi rivisto al rialzo il livello che potrebbe innescare un nuovo intervento.
Secondo quanto riferito, fonti riservate affermano che la strategia di Atsushi Mimura, il direttore generale della Direzione Internazionale del Ministero delle Finanze che decide se intervenire o meno, sembra essere silenziosamente cambiata. In passato era solito rilasciare un "ultimo avvertimento" pubblico prima dell’intervento, mentre ora preferisce mantenere la sorpresa, lasciando il mercato nell’incertezza per conservare l’efficacia deterrente dell’intervento stesso.
Duplice minaccia fra instabilità geopolitica e deficit commerciale
Dietro all’ultima fase di deprezzamento dello yen si sovrappongono molteplici fattori negativi. Secondo i trader di Tokyo, la riaccensione dello scontro tra USA e Iran e le tensioni nei paesi del Golfo hanno fatto impennare il prezzo del petrolio, spingendo "inevitabilmente" il dollaro più in alto rispetto allo yen e ad altre valute.
Gli analisti sottolineano come il rialzo dei costi energetici abbia alimentato le aspettative di un rialzo anticipato dei tassi da parte della Federal Reserve, rafforzando ulteriormente il dollaro.
Contestualmente, anche i dati macro giapponesi hanno peggiorato il quadro. Il deficit commerciale di giugno si è ampliato a sorpresa a 2,5 miliardi di dollari, più del doppio rispetto alle attese. Secondo gli esperti, la crisi iraniana ha peggiorato i termini di scambio per il Giappone, mentre la debolezza dello yen amplifica la vulnerabilità strutturale di un paese fortemente dipendente dall’import di energia e prodotti alimentari.
Gli analisti ritengono che, viste le condizioni attuali, la questione centrale per il mercato sia passata da "le autorità interverranno?" a "a che livello interverranno?". Con lo yen che infrange ripetutamente livelli considerati di supporto chiave senza che le autorità intervengano di fatto, la sensibilità degli investitori ai soli avvertimenti verbali sta sistematicamente diminuendo.
Goto afferma che, fino a quando Mimura non invierà segnali chiari, il mercato continuerà a testare soglie di intervento sempre più elevate.
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